Il sindaco al premier: ascolti i piccoli Comuni
MASI TORELLO. I piccoli Comuni non hanno bisogno di elemosine, a partire dall’aumento dell’indennità ai sindaci. Hanno bisogno di poter lavorare, con meno vincoli agli investimenti meno burocrazia e possibilità di assumere. Ed è il sindaco di un piccolo Comune come Masi Torello, Riccardo Bizzarri, a chiedere questo allo Stato per la sua amministrazione, scrivendo una lettera aperta al presidente del consiglio Giuseppe Conte. I piccoli Comuni, per il 99% virtuosi, sono il baluardo della legalità e dell’identità del territorio nazionale, è la premessa, e hanno bisogno «di uno Stato che la smetta di fare cassa su di “Noi”, abbiamo bisogno che cessino i tagli lineari e l’austerity per fare cassa alle grandi città». C’è anche la necessità di assumere, perché i piccoli Comuni «sono l’ossatura dello Stato e i dipendenti sono come una grande famiglia: pochi, molto zelanti, disponibili e gentili, sempre al servizio dei cittadini per un motivo molto semplice, non esistono le distanze».
I soldi ci sono grazie a risparmi dovuti ad anni di buona amministrazione, prosegue Bizzarri, «ma abbiamo bisogno di poterli investire senza troppa burocrazia». Con fiducia, perché «i cittadini controllano tutto quello che viene fatto e sono i migliori controllori in circolazione, come è giusto che sia quando si spendono denari pubblici».
Più semplificazione, chiede ancora il sindaco, perché «in un Comune di mille o duemila abitanti è assolutamente inutile il lavoro che ci obbligate a fare in materia di bilancio, di documenti unici di programmazione», perché si tratta «di tempo perso e di metri cubi di carta assolutamente inutile». In sostanza, conclude il sindaco Bizzarri, c’è bisogno di «prendere i piccoli Comuni a modello e non costringerli a scimmiottare quello delle grandi città». —
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