Il suicidio e poi controlli sul fratello assassino
Una tragedia nella tragedia, l’ultima domenica scorsa, 11 anni dopo la precedente. e per gli inquirenti non c’è nessuna ombra nel dramma che ha portato Andrea Vitali, 44 anni, a togliersi la vita.
Ma anche loro, per scrupolo investigativo, alla notizia della morte di Vitali hanno subito verificato dove si trovasse il fratello Luca che nel lontano 2008 fu l’autore del duplice omicidio nella casa dove viveva la famiglia Vitali, uccidendo la madre Tosca Natali, 66 anni, vedova da un decennio, e il fratello maggiore, Marco, 37 anni e lui, Andrea era l’unico sopravvissuto alla strage familiare: perché non abitava nella stessa casa di San Bartolomeo dove il fratello più piccolo, in cura ai servizi psichiatrici, prese la decisione di uccidere i suoi familiari ritenendoli colpevoli di volerlo curare, rinnovare trattamenti (un Tso e le cure) per le sue condizioni fuori controllo. Gli inquirenti dopo la tragedia di domenica a San Bartolomeo ovviamente hanno subito attivato tutte le verifiche del caso e ordinato anche l’autopsia sulla salma di Andra Vitali: la prima certezza è che le porte di casa erano chiuse dall’interno, solo Andrea aveva potuto farlo. E poi la verifica sul fratello Luca, da tempo “ricoverato” in custodia presso una residenza psichiatrica dalla quale non può allontanarsi se non accompagnato: e lui, Luca, nel weekend scorso era rimasto lì, nella struttura in cui si trova dal lontano 2008 dopo che venne dichiarato non punibile penalmente ma venne ordinata per lui la “detenzione” psichiatrica in strutture ad hoc. —
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