La Nuova Ferrara

Ferrara

cento 

Tetto crollato nel 2014 ma prese i fondi sisma A processo per truffa

A.M.

Nei guai il proprietario e il geometra che seguì la pratica E il Comune chiede i danni per il tempo buttato via

3 MINUTI DI LETTURA





CENTO. Sono accusati di truffa perché secondo la procura avrebbero richiesto contributi post sisma per 350mila euro per la ristrutturazione di un tetto crollato due anni dopo il terremoto, e dichiarato falsamente - per ottenere il cento per cento del risarcimento - che l’immobile era utilizzato come prima abitazione, quando fin dal 2009 era stato oggetto di lavori.

Per questo ieri la procura (viceprocuratore onorario Elisa Bovi) ha chiesto la condanna a un anno per il proprietario dell’immobile, Pinuccio Divona, e a un anno e tre mesi al geometra che aveva eseguito la perizia, Riccardo Poppi, che deve rispondere anche di falso.

Danni al Comune

Al processo si è costituito come parte civile il Comune di Cento, perché è vero che i 350mila euro contestati erano stati erogati dalla Regione Emilia Romagna ma, secondo l’avvocato Alessandro Montanari che assiste l’ente municipale, il Comune ha dovuto perdere tempo ed energie per provvedere alle pratiche necessarie, e per questo ha chiesto un risarcimento dei danni con una provvisionale di diecimila euro. A distanza di sette anni dunque, un altro nodo legato ai risarcimenti post sisma sta venendo al pettine, anche se le difese dei due imputati contestano la ricostruzione della pubblica accusa e, di conseguenza, anche la decisione del Comune di Cento di rivalersi sul proprietario.

La replica

«La richiesta di contributo - sostiene l’avvocato Gianni Ricciuti che assiste il proprietario dell’immobile - è stata presentata già nel 2012, subito dopo il terremoto e prima del crollo del tetto che è avvenuto sì nel 2014 ma per le conseguenze dei danni provocati dalle scosse: quei contributi sarebbero da considerarsi legittimi anche senza il cedimento del tetto».

La seconda contestazione riguarda invece la definizione dell’edificio come abitazione principale, e questo anche perché dall’esame delle bollette dell’energia elettrica era emerso un consumo troppo elevato per essere proporzionato a quello di un’abitazione privata, ed era da attribuirsi piuttosto a un magazzino in cui si eseguivano lavori. «Ma durante il dibattimento - prosegue Ricciuti - è emerso chiaramente che il mio assistito viveva al piano terra dell’immobile, mentre al primo piano erano in corso alcuni interventi di ripristino. E dopo il terremoto, di fatto, non ha più avuto un posto dove andare. Per un periodo è stato costretto a tornare in Inghilterra, il suo Paese di origine, e ad a oggi abita in condizioni anche piuttosto precarie all’interno dello stesso stabile. Si trova già in una situazione molto disagiata, e la richiesta di provvisionale di diecimila euro lo mette in grandi difficoltà».

L’inchiesta era stata innescata dai controlli eseguiti per verificare la congruità delle richieste di contributi per la ricostruzione, controlli che tra l’altro attraverso Google Earth avevano permesso di scoprire che il tetto non era crollato nell’immediatezza delle scosse ma solo nel 2014. —

A.M.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google