Damiano: «Caricento, la banca è solida Dopo lo stop a Bps, nuovo piano industriale»
Il direttore: siamo un partner affidabile per chi vuole avviare progetti di integrazione, ma possiamo proseguire anche in autonomia
L’intervista
Sono giorni importantissimi per il futuro della Cassa di Risparmio di Cento attesa venerdì prossima all’assemblea dei soci e in vista di un 2020 che dovrà portare un piano industriale dopo che è sfumata l’operazione di accorpamento con la Banca Popolare di Sondrio.
Ivan Damiano, direttore generale della banca centese fa il punto della situazione, analizzando le potenzialità della Caricento anche in prospettiva futura.
Direttore, è passato più di un mese dal comunicato di Sondrio che annunciava la decadenza dell’acquisizione di Caricento. Come vi siete riorganizzati ?
«Quello che abbiamo sempre fatto, per noi non è cambiato nulla. Dal giorno in cui è cominciata la trattativa tra la nostra Fondazione e la Popolare di Sondrio sino al giorno in cui questa è improvvisamente decaduta, la Cassa ha continuato a fare esattamente quello che ha sempre fatto negli ultimi 160 anni: offrire consulenza e servizi di qualità ai propri 70 mila clienti, grazie al lavoro del nostro personale, competente ed attento ai bisogni della clientela. Non nego che siano stati due anni intensi, perché gran parte del personale di direzione è stato impegnato in analisi ed incontri finalizzati all’integrazione, che ricordo è fatta di bilanci, segnalazioni agli Organi di Vigilanza, soluzioni informatiche, politiche di personale, integrazione fornitori, condivisione prodotti. Abbiamo però sempre dato la priorità alle esigenze dei nostri clienti, ai quali le nostre filiali ed i consulenti specializzati hanno dedicato ancora più attenzioni considerato il particolare contesto societario».
Perché Sondrio si è ritirata?
«Come emerge dal comunicato stampa diffuso dalla Popolare di Sondrio lo scorso 17 ottobre, dopo due lunghissimi anni di negoziati, l’acquisizione è stata fermata, all’ultima autorizzazione prescritta, quella della Banca Centrale Europea, che non ha consentito di procedere a BPS. Quest’ultima ha comunicato al mercato che la Vigilanza ha identificato quale priorità per BPS la riduzione dell’ammontare di crediti problematici (NPL) presenti nel bilancio. Quindi motivazioni totalmente non imputabili alla Cassa di Risparmio di Cento SpA».
Quindi la vostra solidità non è stata oggetto di discussione?
«L’indice di solidità patrimoniale della Cassa, ovvero il CET1 per gli addetti ai lavori, corrisponde al 12, 54% (30 giugno 2019) ed è ampiamente al di sopra delle soglie regolamentari. Dall’inizio del 2017 ad oggi abbiamo aperto oltre 4.500 conti correnti e siamo stati scelti da quasi 12 mila nuovi clienti, un segnale che continuiamo ad essere un punto di riferimento per il nostro territorio e una delle aziende più importanti dell’economia locale. Inoltre, a partire dall’aprile del 2018 abbiamo acquisito più di 2.000 nuovi clienti grazie all’ingresso di Ifiver – società specializzata nella cessione del quinto dello stipendio e della pensione – nel nostro Gruppo. Vorrei ricordare che anche Banca d’Italia, tramite il Sindaco di Cento Toselli, ha dato ampia rassicurazione sul fatto che la Cassa è una Banca forte ed è in grado di operare in maniera efficace, sviluppando nel contempo strategie coerenti con le esigenze del territorio e della comunità».
La Cassa di Risparmio di Cento SpA è in vendita?
«Siamo ben consapevoli che la Fondazione Caricento ha aderito al protocollo Acri-Mef, il quale prevede una diversificazione degli investimenti delle Fondazioni da ottenersi anche attraverso la dismissione della maggioranza delle quote investite nelle Banche da esse controllate. Come affermato anche dalla presidente Fantozzi nell’incontro di alcune settimane fa con la stampa locale, la Cassa conosce molto bene il suo territorio e le sue potenzialità, quindi si ritiene un partner di forte affidabilità nel panorama bancario italiano per chiunque voglia avviare valutazioni di progetti industriali di integrazione. Qualsiasi decisione prenderà la nostra Fondazione, la Cassa e i suoi dipendenti sono pronti ad evolvere seguendo tutti gli scenari che si prospetteranno. Per oltre 160 anni, la Cassa è stata in grado di interpretare correttamente il mercato in cui opera, quindi ha tutte le carte in regola per proseguire anche in autonomia».
Quali sono i prossimi passi per Caricento ora?
«È già stata convocata un’Assemblea dei Soci nella quale si procederà alla ricostituzione del Consiglio di Amministrazione a seguito delle recenti dimissioni di due membri. Allo stesso tempo, la Direzione della Cassa sta lavorando alla predisposizione del nuovo piano industriale con il quale tracciare la rotta per i prossimi tre anni, insieme a Kpmg, partner istituzionale identificato dal Cda della Cassa. All’orizzonte ci sono tante sfide legate all’evoluzione del mercato, delle tecnologie e del sistema bancario che la Cassa è pronta ad affrontare. Infine, siamo certi di poter puntare sul territorio di Ferrara, nel quale siamo nati e dove contiamo 20 filiali tra città e provincia, che riteniamo estremamente strategico».
Durante le trattative si è parlato molto del valore delle azioni della Cassa e dell’eventuale liquidazione dei piccoli azionisti.
«Sin dal 2016 la Cassa di Cento ha aderito per prescrizione normativa al sistema multilaterale di negoziazione denominato Hi-Mtf e oggi le azioni di Caricento, insieme a quelle di altre banche medio-piccole, vengono scambiate al di sotto del valore unitario risultante dal patrimonio netto di bilancio. La Cassa da sempre ha a cuore i propri azionisti, attraverso questo piano industriale individueremo e metteremo in atto tutte le azioni possibili per dare valore alla fiducia che i nostri Soci hanno risposto nella Banca».
Come è stato questo 2019?
«La trattativa tra la Fondazione e la Bps ha inevitabilmente condizionato il nostro operato negli ultimi due lunghissimi anni, ma come detto in precedenza ci aspettiamo comunque una conferma della crescita della raccolta da clientela sia diretta sia gestita, ed anche un aumento dello stock dei prestiti, al netto di nuove erogazioni di mutui per oltre 250 milioni. I crediti deteriorati saranno in calo con un incremento delle svalutazioni a maggiore tutela del patrimonio della nostra Cassa. Con il fine ultimo di salvaguardare la solidità patrimoniale dalla volatilità dei mercati durante il lungo periodo di trattativa tra la nostra Fondazione e la Bps – il CET1, coefficiente di capitalizzazione è previsto oltre quota 12% – nel corso del 2018 e del 2019 la Cassa, differenziandosi dalle altre Banche, ha volutamente dovuto attuare una gestione prudente del portafoglio titoli di proprietà, con riflessi, di conseguenza, anche sulla redditività complessiva, pur in presenza di una riduzione dei costi complessivi, di rilievo se considerata al netto delle poste straordinarie». —
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