Caricento riparte da Pallotta (ex Intesa) Soci “pesanti” contestano l’assemblea
Cariani, Poppi, Pivetti e Ferioli: convocazione illegittima. La Fondazione però indica il nuovo presidente, entra anche Grasso
Caricento ha un nuovo presidente: si tratta di Giuseppe Pallotta, dirigente bancario di lungo corso “targato” Intesa e nella manica buona di Bankitalia, che è stato eletto ieri consigliere di amministrazione ed è stato esplicitamente indicato dalla Fondazione a capo della compagine di governo della banca. Si tratterà del primo presidente non espressione del territorio, una scelta in qualche maniera obbligata dopo il fallimento della fusione con PopSondrio e l’uscita istantanea dei manager lombardi. Di fuori Cento, in particolare dalla vicina Modena, arriva anche il secondo neoconsigliere, il docente Alessandro Giovanni Grasso, mentre sono stati confermati i cooptati Nicoletta Marini e Gian Paolo Martini, completando così il Cda a fianco del vicepresidente Mauro Manuzzi, a Giorgio Garimberti e Mauro Cremonini. Per arrivare a questo risultato, però, l’assemblea è passata attraverso inedite divisioni e pure un tentativo di invalidare la convocazione: in definitiva si sono scaricate sulla banca le tensioni esplose in Fondazione, dove prosegue il braccio di ferro tra il presidente attuale e l’ex.
Il prologo
L’assemblea di ieri pomeriggio, al Grand Hotel Bologna, è durata nemmeno un’ora e mezza, ma di cose ne sono successe parecchie. Il prologo era già “promettente” e metteva le carte in tavola: nel tardo pomeriggio di mercoledì era arrivata a Manuzzi una Pec firmata da quattro soci che «esprime riserve sulla legittimità di questa assemblea», ha sintetizzato il vicepresidente. Una di loro, l’ex presidente della Fondazione, Milena Cariani, ha preso la parola rivelando anche i nomi degli altri tre: pezzi grossi dell’imprenditoria centese, come Ugo Poppi, Alberto Pivetti e Vilmo Ferioli, quest’ultimo già presidente della banca. L’assemblea risulta illegittima, è in sintesi la tesi sostenuta dai contestatori già emersa nella scorse settimane, perché con le dimissioni degli ultimi due consiglieri d’indicazione PopSondrio, e la cooptazione effettuata per sostituire le prime dimissioni avvenute già in estate, viene a mancare la maggioranza di amministratori di nomina diretta dell’assemblea (tre su sette fino a ieri). Quindi scatterebbe, secondo questa interpretazione, il combinato disposto dell’articolo 12 comma 15 dello Statuto e dell’art. 2386 comma 2 del Codice civile, che porterebbe alla necessità di rinnovare l’intero Consiglio di amministrazione.
Contrari e astensioni
Cariani in particolare ha invitato a considerare il rischio di «invalidità degli atti del Cda che entrasse in carica con questa assemblea», preannunciando un parere legale in merito. Il vicepresidente ha risposto esibendo un parere pro-veritate di Francesco Vella in base al quale «non trova applicazione la decadenza statutaria», spettando all’assemblea reintegrare il Cda, ed è passato oltre.
Subito Cristiana Fantozzi, presidente della Fondazione, dopo aver ribadito che ci saranno «nuove proposte di operazioni da valutare», ha indicato i nuovi consiglieri: Grasso, 45 anni, è esperto di intermediari finanziari, mentre il 64enne Pallotta, già direttore generale di Carisbo e Viterbo, responsabile aree di Intesa, è stato commissario di Credito Romagna e consulente Carifermo, oltre ad essere esperto di piani strategici come quello che Caricento appronterà entro febbraio. Fantozzi ha proposto anche la conferma dei cooptati.
L’oppositore storico Marco Mattarelli (piccoli azionisti), ha lanciato anche la proposta-convocazione di «eleggere un commissario Bankitalia, solo lui potrà tutelare la banca»; non si può, gli ha risposto Manuzzi. A sorpresa l’intervento di Vincenzo Tassinari, storico cooperatore già consigliere della banca, che ha invitato, con il vicepresidente che lo ha interrotto più volte chiedendo di restare in tema, «a non sottovalutare» i contenuti della Pec, indicando la «governabilità» e la «piena sintonia tra proprietà e gestori» come un problema della banca.
Si è però votato e la quasi unanimità di prammatica ha lasciato il posto a qualche voto contrario (da 4 a 8) e diverse astensioni (fino a 25). Il malessere c’è anche se al momento pesa poco. —
Stefano Ciervo
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