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Il controllo della Fondazione viene prima di nuove alleanze

Il controllo della Fondazione viene prima di nuove alleanze

Attorno allo scontro Fantozzi-Cariani si coagulano i poteri forti centesi Spunta un debito di 3 milioni nei confronti della banca risalente al 1998 

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lo scenario

Banca Intesa è un po’ la palestra dei manager bancari italiani, si diceva ieri nei corridoi dell’assemblea di Caricento, per allontanare lo scenario che prefiguri nella scelta di Giuseppe Pallotta un percorso già definito di dialogo con l’istituto numero uno a livello nazionale, dopo il fallimento della fusione con PopSondrio. In realtà il tema si porrà in futuro ma non è all’ordine del giorno della Fondazione, che con le nomine di ieri ha provato a girare pagina ma si trova a dover anzitutto risolvere un problema di governance. Lo ha dimostrato, plasticamente, la contrapposizione in assemblea tra l’attuale presidente Cristiana Fantozzi, in prorogatio, e la truppa dei “ribelli” guidata dal suo predecessore, Milena Cariani. «La governance della Fondazione è fuori controllo, lo abbiamo visto oggi» è la fotografia scattata da Marco Mattarelli, oppositore storico dei vertici della spa; in realtà non si è ancora capito chi controlli davvero la maggioranza del Consiglio d’indirizzo al quale, nel giro di settimane o mesi, in ogni caso dovrà passare il nuovo Consiglio d’amministrazione. E nel caso di un “ribaltone” si assisterebbe ad un disallineamento tra il vertice della banca, appena nominato su indicazione di Fantozzi, e il suo azionista di maggioranza assoluta.

«È fondamentale che la società eserciti i propri poteri in piena sintonia con chi gestisce» ha insistito Vincenzo Tassinari, ex consigliere della banca, preoccupato di quanto si stava deliberando. Bisognerà poi vedere se Cariani e alleati sceglieranno di dare battaglia negli organi della Fondazione oppure contesteranno le mosse di Fantozzi anche con strumenti legali. Le due “opposizioni”, in banca e Fondazione, sembrano peraltro intenzionate a perseguire separatamente i loro obiettivi.

Il presidente, dal canto suo, ha inserito tra i problemi della Fondazione, per la quale l’offerta di PopSondrio sarebbe stata una manna dal cielo, anche il «debito da tre milioni di euro contratto con Caricento nel 1998», cioè dalle passate gestioni, senza aggiungere pubblicamente altri particolari, ad esempio sulle finalità di questo prestito.

Lo scontro sembra insomma a 360º: Cariani ha schierato ieri alcuni suoi “assi”, Fantozzi ha risposto con la vicinanza di Gianni Fava, il patriarca della gerarchia industriale. —

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