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dibattito accademico 

«Università, scarso ricambio Nuove regole per i concorsi»

Gi.Ca.
«Università, scarso ricambio Nuove regole per i concorsi»

Le proposte emerse nel convegno ferrarese sul reclutamento negli atenei Docenti “critici” con le regole attuali: basta alle commissioni fatte in casa 

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Università stracolme di studenti ma con un ampio bacino di personale precario e un nucleo di professori di ruolo che si è assottigliato in pochi anni del 30%. L’analisi è emersa durante i lavori della due giorni che si è svolta a Ferrara, dedicata al tema: “Università 2020. Reclutamento, finanziamenti, abilitazione scientifica nazionale”.

Il calo dei docenti

«Per rivitalizzare l’università– spiega il professor Paolo Trovato, storico della lingua italiana (Unife) e co-organizzatore dell’iniziativa – servirebbe un corposo piano di finanziamento oltre a una modificazione dei meccanismi di reclutamento». Negli atenei, questo uno dei dati comunicati dai relatori, «il 50% dei corsi è affidato a precari sottopagati, il 90% dei quali non potrà mai avere un posto di ruolo». Il sospetto che si è aperto più di un pertugio durante il dibattito è che «soprattutto durante la crisi economica l’istruzione universitaria sia stata sottofinanziata «in cambio di un allentamento delle regole che normavano i concorsi». Come spiega il prof. Trovato, un riassunto molto semplicistico della legge 240 del 2010 che da un decennio regola molti aspetti cruciali della vita universitaria potrebbe essere: «Cari atenei, vi togliamo molti soldi e contingentiamo le assunzioni, ma a casa vostra, grazie ai concorsi locali, potete fare come vi pare».

Da più parti si è osservato che sarebbe pericolosissimo rifinanziare da subito l’università in assenza di chiari «segnali di cambiamento». Una legge fatta di pochi articoli, questa la proposta uscita dal dibattito, dovrebbe dire più o meno «basta alle commissioni fatte in casa e formate da volontari».

Il ruolo del ministero

Tutti i futuri concorsi (dai dottorati agli assegni di ricerca ai posti di ricercatore in su) dovrebbero essere nazionali in modo da spezzare il legame feudale tra maestri e allievi - uno degli argomenti più gettonati - e le relative commissioni dovrebbero essere sorteggiate tra tutti i professori del settore e non solo tra chi si candida.

Il ministero, si è sottolineato, «deve comminare sanzioni economiche significative ai professori che “sbagliano” e agli amministrativi che li coprono. Gli atenei devono far pagare danni erariali e di immagine a chi spreca soldi pubblici (concorsi da rifare) e a chi infanga il nome dell’istituzione». Dopo servirebbe un rifinanziamento importante per evitare guerre tra poveri, per riconoscere la funzione docente dei ricercatori a tempo indeterminato, per accogliere ogni anno un certo numero di dottori di ricerca nei ruoli docenti dell’università.

Unife (dati 2018) conta circa 150 professori associati e 258 ordinari oltre a 119 ricercatori a tempo indeterminato, a fronte di 91 ricercatori a tempo determinato (44 di tipo A e 47 di tipo B), 202 assegnisti, 291 tra borsisti, collaboratori a progetto e altro personale precario. Tra gli amministrativi invece il precariato è stato azzerato. —

Gi.Ca.

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