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Ferrara, epatite C: stop ai fondi statali, a rischio le cure per i pazienti

Ferrara, epatite C: stop ai fondi statali, a rischio le cure per i pazienti

A fine corsa il finanziamento triennale. In provincia 400 i malati già trattati con farmaci innovativi

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FERRARA. In Italia 200mila, a Ferrara 400. Sono i pazienti con epatite C, non trattabili fino a qualche anno fa per l’assenza di terapie efficaci, guariti grazie all’assunzione di farmaci innovativi. «Parliamo di terapie che si sono rivelate estremamente utili. Nei pazienti la remissione della malattie avviene nel 97-98% dei casi», spiega l’infettivologo Marco Libanore, direttore del reparto di Malattie Infettive del Sant’Anna. La questione che sta iniziando a fare capolino sulla stampa specializzata ma che ha un peso tutt’altro che irrilevante nella vita di chi ha contratto il virus, è legata all’innesco di una sorta di tagliola normativa. Un fondo istituito tre anni fa ha infatti finanziato con risorse dedicate la presa in carico, da parte dello Stato, della spesa per la somministrazione dei farmaci innovativi non oncologici. Intervento che non potrà essere prorogato oltre dicembre 2019 o al massimo i primi mesi del 2020.

Le risorse statali. In questi anni il finanziamento deliberato dallo Stato ha consentito alle Regioni e alle aziende sanitarie di risparmiare centinaia di milioni, con i quali sono stati finanziati servizi sul territorio e ospedalieri.

Se quella spesa (500milioni di euro l’anno per tre anni) uscirà dalle competenze dello Stato, ricadrà sui bilanci delle amministrazioni decentrate e delle aziende sanitarie. Per il territorio ferrarese si parla di un paio di milioni di euro l’anno erogati per i trattamenti a favore dei pazienti con epatite C. L’uso dei farmaci innovativi ha restituito la salute a persone che non avevano prospettive di uscire dalla loro condizione di malati.

In un decorso di progressivo aggravamento, senza cure, rischiano l’invalidità o la morte provocate da una malattia cronica (cirrosi) o da un tumore (epatocarcinoma).

I nuovi farmaci vengono somministrati in cicli di 8 o 16 settimane, tempo sufficiente a debellare il virus e a bloccare la progressione della malattia. Fino a 4-5 anni fa il costo di questi medicinali era altissimo: fino a 80mila euro a ciclo. Oggi il prezzo è calato a 6.000/6. 500 euro e per i pazienti sono aumentate le possibilità di accesso alle cure a parità di costo.

L’appello alle camere. Attualmente alcune decine di ammalati vengono curati in provincia con queste nuove sostanze. «A loro bisogna aggiungere i malati che non sanno di esserlo e che possono scoprire la loro condizione sottoponendosi occasionalmente a un esame del sangue – spiega la dottoressa Laura Sighinolfi, infettivologa del Sant’Anna e componente del Gruppo di lavoro sull’epatite C della Regione – L’Emilia Romagna ha stanziato negli anni milioni di euro per affiancare lo Stato in questa operazione. Se l’ente centrale si ritira questo non significa che il medicinale sparirà dalle farmacie né che gli ospedali non erogheranno più il trattamento. È chiaro però che nei bilanci delle Regioni e delle aziende dovranno essere reperiti fondi per garantire le cure a chi ne ha diritto».

Nelle pieghe del ragionamento si può intuire che, in assenza dei fondi statali, non necessariamente le risorse si manterranno stabili nel futuro e che potrebbero determinarsi squilibri territoriali, con Regioni in grado di spostare più risorse su questo capitolo di spesa rispetto ad altre. In questi giorni ha fatto discutere l’appello al parlamento lanciato da Ivan Gardini, presidente di Epac onlus, associazione che opera a favore dei malati di epatite C. «Tutti o quasi dimenticano che eliminare l’epatite C in centinaia di migliaia di pazienti implica risparmi nell’ordine di miliardi di euro di costi diretti e indiretti, ma anche e soprattutto vite salvate e quantità industriali di anni di vita guadagnati - ha scritto Gardini - Qualcosa che succede raramente in un secolo. Vanno costruiti percorsi per incrementare assolutamente il loro utilizzo anche con fondi dedicati». —

Gi.Ca.

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