Il gruppo dialettale lascia dopo ottant’anni Mancano gli “eredi”
Non c’è ricambio generazionale, la “Tegazzini” chiude Il patrimonio di opere in vernacolo donato alla biblioteca
VIGARANO PIEVE. La compagnia dialettale Landuccio Tegazzini, intitolata a un suo attore scomparso prematuramente, chiude i battenti dopo circa 80 anni di attività.
La rinuncia
Purtroppo la mancanza di ricambio generazionale per sostituire gli attori che lasciano il palcoscenico è alla base di questa dolorosa rinuncia. Tutti i copioni delle commedie scritte dai più importanti autori in vernacolo, e le “farse” che chiudevano le serate in dialetto, in possesso della Landuccio Tegazzini, sono un patrimonio che si è voluto tramandare ai posteri. Si tratta di una cinquantina di volumi che sono stati donati alla biblioteca di Vigarano Mainarda perché vengano conservati e resi disponibili se, in futuro, qualche gruppo o persona singola intendesse utilizzarli per riportarli in scena. La compagnia è nata negli anni ’30 e ha fatto qualche spettacolo anche negli anni del conflitto mondiale. Nei primi anni ’50, il dottor Mario Sani, e la moglie Bice, fecero ripartire la compagnia dialettale con alterne fortune. Il massimo fulgore è iniziato nel 1973 quando, con la commedia “Tre gati da patnar” iniziò un nuovo ciclo e in qualità di capocomico subentrò Giancarlo “Geka” Scagliarini che la diresse fino alla sua scomparsa nel 2012. Era il calzolaio del paese e nella sua bottega “provava” gli aspiranti attori.
Sindaco in scena
Gli spettacoli dialettali erano diventati in paese una consuetudine ed erano sempre in cartellone durante le sagre del comune e nel periodo invernale. Memorabile una rappresentazione della commedia “Il Campan ad don Camil” messa in scena nel campetto parrocchiale con un pubblico che superava le duemila unità. Il mitico Geka Scagliarini, in qualità di regista, per quella rappresentazione riuscì a mettere in scena l’allora sindaco Daniele Palombo, nelle vesti di don Camillo, e il parroco don Raffale in quelle del sindaco comunista. Il fatto che tutti i copioni della Landucci Tegazzini siano stati donati alla biblioteca vuole anche essere un’ultima speranza che qualcuno in futuro sia attratto dall’idea di riproporre il teatro in vernacolo che è parte della nostra storia. —
Giuliano Barbieri
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