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ieri il punto a grisù  

«Troppi i detenuti per droga In Italia solo cultura punitiva»

Daniele Predieri
«Troppi i detenuti per droga In Italia solo cultura punitiva»

Franco Corleone: legge di 30 anni fa, il mondo si muove e liberalizza, noi fermi Siamo alla bancarotta, la politica sugli stupefacenti la fanno polizia e prefetture 

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«Il 35% delle presenze nelle carceri italiane è rappresentanto da detenuti per droga, per fatti di piccolo spaccio e se si aggiungono i tossicodipendenti in cella, si raggiunge la metà della popolazione carceraria: numeri alla mano parliamo di 60mila persone in cella solo per questioni che riguardano la droga»: numeri che per Franco Corleone, oggi garante dei detenuti in Toscana e ieri parlamentare Verdi, tra i politici più in prima linea sui problemi di droghe e giustizia, portano ad affermare che «in Italia siamo fermi ad una ideologia punitiva contro le droghe che sta provocando il disastro della giustizia».

In carcere per droga

Vuol dire, carceri pieni, di detenuti per piccoli reati di droga. Di questo e tanto altro si è parlato ieri a Ferrara allo spazio Grisù in due momenti: il primo con un focus, laboratorio “droga e carcere” con Corleone e tanti altri intervenuti, in preparazione della Conferenza nazionale sulle droghe promossa da decine e decine di organizzazioni per febbraio a Milano. E il secondo con la presentazione del “Primo rapporto sulle condizioni di detenzione in Emilia Romagna” a cura di Antigone alla presenza di esperti e tra i tanti i garanti detenuti Marcello Marighelli e Stefania Carnevale e Andrea Puggiotto, docente di diritto. Un punto sulle condizioni dei detenuti che si allaccia a ciò che Corleone - e non solo - sostiene: «I tempi sono cambiati rispetto 30 anni fa, quando entrò in vigore la legge Iervolino-Vassalli in materia di droga». Una legge che prevedeva ogni 3 anni di tracciare un bilancio su risultati e individuare correttivi: «Ma questo non è mai stato rispettato, l’ultima conferenza risale a 10 anni fa. Questo per dire che nel mondo tutto sta cambiando nell’approccio sulle droghe. In Italia no. In Canada, negli Usa, Svizzera, Germania, Olanda, non su Marte, si sta parlando di legalizzazione. Tutto si sta muovendo, in Italia siamo fermi ad una visione punitiva e basta». Anzi, ricorda Corleone, il ministro interni (Lamorgese ) ha detto che non è possibile arrestare persone per spaccio che poi vengono rimesse in libertà: «quante persone vogliamo in carcere, 100 mila?»

Alimentare le paure

A questo si aggiunga poi il fatto - ribadisce Corleone - che contemporaneamente l’ex ministro Salvini propone una legge per modificare (aumentare) le pene per fatti di lieve entità (il piccolo spaccio): «Questo dimostra che siamo di fronte a chi vuole alimentare solo paure senza analizzare un fenomeno di stile di vita dei giovani, ad esempio».

Che sono i reali consumatori. «Dei 40mila segnalati ai prefetti, l’80% sono giovani per uno spinello. In 30 di legge antidroga, le persone segnalate sono state 1 milione 267 mila 183». Che vuol dire? «Che occorre evitare la criminalizzazione di tutto ciò, occorre capire la realtà, qui invece c’è la bancarotta della politica. E se la politica della droga la fanno solo polizia, prefetture e forze dell’ordine, allora la bancarotta è della democrazia». —

Daniele Predieri

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