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commissione comunale 

I legali dei minori: i servizi sociali devono parlare di più con noi

Giovanna Corrieri

Audizione ieri dei rappresentanti della Camera minorile «A volte i documenti non vengono trasmessi in tempo»

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«Spesso noi avvocati riscontriamo di non essere tenuti in considerazione dai servizi sociali, ci sentiamo dei terzi incomodi, ma siamo parte essenziale dei procedimenti che riguardano i minori. Legali e servizi devono parlare di più».

È questa una delle problematiche che ravvisa la Camera Minorile di Ferrara, audita ieri in commissione d’indagine, e che è emersa dalla relazione degli avvocati Emanuela Sgroi, presidente della Camera Minorile, e della vice Barbara Grandi.

la documentazione

Si opera con più o meno fiducia, raccontavano, con i servizi sociali della provincia: bene con Ferrara, Cento o Copparo, meno con Codigoro, dove sono state riscontrate maggiori difficoltà. Che, in generale, riguardano soprattutto la possibilità di accedere liberamente e prontamente alla documentazione. «A volte quando si aprono i procedimenti – diceva Sgroi – i documenti non vengono trasmessi e si arriva in udienza senza aver avuto il giusto tempo di studiare la documentazione». «Le difficoltà con i servizi – aggiungeva Grandi – dipendono a volte anche dall’approccio che usa l’avvocato stesso, se c’è più collaborazione, il dialogo è più fattivo, ma ci sono avvocati che si improvvisano avvocati dei minori e anche per questo la Camera intende fare corsi di aggiornamento per migliorare le competenze».

no troppi cambi

Un’altra problematica ravvisata dalla Camera Minorile e interna ai servizi è «il cambio di assistente di riferimento che è troppo veloce – continuava Grandi – È un problema che abbiamo già segnalato perché crea difficoltà nei rapporti con le famiglie e i tempi dei procedimenti si allungano. Per i minori tutto ciò è faticoso».

ascolto del minore

E preminente deve essere l’interesse del minore, si diceva, che dovrebbe sempre avere diritto ad un curatore speciale che possa parlare per lui. Per legge questo avviene nei casi di adozione, «una procedura – diceva Sgroi – per la quale è presunto sempre il conflitto d’interessi. Diverso invece il caso dei “procedimenti de potestate”, quando viene dichiarata la decadenza della potestà. In questo caso il conflitto d’interesse non è presunto e si sceglie caso per caso se ci sia bisogno di un curatore speciale. Ma così non c’è un filtro per il minore che vede violati i suoi diritti».

accesso anagrafe

Nel caso degli affidi, dicevano poi gli avvocati, è bene porre particolare attenzione alle strutture e alle famiglie in cui avviene la collocazione: «sarebbe opportuno in questo senso diffondere i dati, poter accedere all’anagrafe delle famiglie affidatarie e delle strutture, per conoscerle e controllarne meglio l’operato». —

Giovanna Corrieri

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