Una pietra di scandalo e inciampo per i duri di cuore
«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».
Questa è la domanda scottante che Giovanni il Battista, per mezzo dei suoi discepoli, rivolge a Gesù. Scottante perché la pone proprio colui che fin dal grembo di sua madre Elisabetta riconosce la presenza del Signore nel figlio di Maria, riconoscimento che conferma durante il battesimo nel fiume Giordano. Ecco, proprio lui sembra avere un momento di esitazione, di dubbio. Evidentemente il Cristo tanto atteso non coincideva pienamente con l’idea e l’aspettativa del “popolo di Israele”, neanche per un profeta come Giovanni. Evidentemente Gesù con la sua autorevolezza e la sua libertà di attuare e rendere presente il “regno di Dio” era ed è estremamente sconvolgente. Giovanni aspetta, come tutto il popolo, un messia giudice che punisce i cattivi e premia i buoni, «che tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio ma brucerà la paglia con fuoco inestinguibile».
Così davanti all’operare del Nazareno non capisce e rischia di smarrirsi. Giovanni è sulla soglia della tentazione: credere alle proprie certezze o chiedere a Gesù che gli sveli la sua verità? Gesù usando le parole del profeta Isaia elude la domanda e invita i discepoli di Giovanni a prendere posizione di fronte a ciò che “ascoltano e vedono”, li richiama alle opere da Lui appena compiute. Con lui, il vero messia, è giunto il tempo della misericordia e della salvezza, lui diventa pietra di scandalo e di inciampo per i “duri di cuore”. A questo punto si pone una domanda implicita a noi che ascoltiamo questo brano: quanto siamo attaccati alle nostre convinzioni su Dio? Il dubbio del Battista e la sua domanda ci aiutano a non ridurre Dio alle nostre idee su di lui, ci aiutano a lasciar cadere le nostre poche e fragili certezze per incamminarci nell’avventura del “Regno” e ricevere, come un povero o come i discepoli di Emmaus “stolti e lenti di cuore”, la “buona notizia”. A questo punto Gesù ci mette in guardia dal pericolo di perderci d’animo, di scandalizzarci, di far marcia indietro e ci invita alla vigilanza. Proclama una decima beatitudine: beati noi se accettiamo questo Messia segno di contraddizione che preferisce la salvezza alla giustizia, che non opera nella potenza del giudizio, ma nell’umiltà della misericordia. Questo brano del Vangelo della III domenica d’Avvento ci sospinge alla soglia del Natale.
La nascita del Messia è preludio di tutta la sua vita, disponiamoci a seguirlo come “Maestro”, ad accoglierlo come Salvatore che viene umile e povero, in estrema debolezza e senza potere. Chiediamo allora al Signore il dono dell’onestà per riuscire a mettere in questione le nostre attese e le nostre pretese; per poter accogliere la novità del suo mistero così com’è venuto a proporcelo. —
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