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Applausi a “Stupe-fatto” il teatro contro la droga

Marcello Pulidori
Applausi a “Stupe-fatto” il teatro contro la droga

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Ci aveva visto bene Giorgio Manganelli quando scriveva che «ha qualcosa da insegnare soltanto chi non vuole insegnare». Se l’insegnamento diventa insomma una pretesa, i risultati su chi deve imparare rischiano di essere scarsi. È la linea concettuale seguita dall’attore Fabrizio De Giovanni ieri protagonista alla Sale Estense di uno spettacolo teatrale della compagnia Itineraria Teatro contro l’uso delle droghe e davanti a 200 studenti delle classi “prime” degli istituti superiori di Ferrara (14-16 anni). “Stupe-fatto” è il titolo di queste due ore di racconto in solitaria di De Giovanni, che brucia i luoghi comuni, sa farsi ascoltare e lo fa attraverso una storia vera, usando il racconto autobiografico di Enrico Comi, ex tossicodipendente oggi pienamente recuperato alla vita. Una riflessione profonda su cosa significa drogarsi, qualunque sia lo stupefacente che si decide d’immettersi in corpo. «Guardatevi da chi, magari, vi parla dei “confini della realtà” – ha detto l’attore milanese, 25 anni di stretta collaborazione con Dario Fo e Franca Rame, una scuola d’autore che si nota nella fabulazione perentoria di De Giovanni – spesso quella realtà in cui quel qualcuno vorrebbe portarvi significa per voi una lenta agonia. La droga costa e quando il denaro non basta più ci s’inventa di tutto, si diventa delinquenti, si finisce in carcere. E tornare indietro – ha detto ancora De Giovanni – è quasi impossibile – certuni riescono, ma è meglio fermarsi in tempo». Parole e recitazione sottolineate da un paio di convinti applausi strappati agli studenti. Operazione riuscita. Tra i presenti Gabriele Castaldi, presidente dell’associazione famiglie contro la droga di Ferrara. —





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