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Bambina travolta e uccisa La famiglia vuole giustizia

Annarita Bova
Bambina travolta e uccisa La famiglia vuole giustizia

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ostellato. Immobili sulla sedia guardano la porta gialla dell’aula C del Tribunale di Ferrara. Sono i genitori e la sorella di Saphira Carli, la bimba di nove anni investita da un’auto il 14 luglio di luglio di due anni fa mentre tornava a casa dopo i campi solari. Ieri mattina l’Udienza preliminare davanti al giudice Carlo Negri, un’attesa carica di tensione durata in realtà pochissimi minuti perché il tutto è stato rinviato al 10 marzo 2020 perché secondo il giudice l’interrogatorio del conducente del bus non è stato svolto in maniera corretta.

gli imputati

L’udienza preliminare del procedimento vede imputate due persone per omicidio stradale: il conducente del pulmino da cui era scesa la piccola, e il conducente dell’auto che la investì.

Otto familiari si sono costituiti parte civile con gli avvocati Luca Montanari e Fabrizio Carletti. Sono i genitori della bimba, i nonni, il fratello e la sorella, i cugini e gli zii. Tre le compagnie di assicurazione chiamate a rispondere: quella del ragazzo che guidava l’auto, quella dell’autobus e quella dei campi scuola della parrocchia frequentati dalla piccola.

«Anche oggi qui di loro non c’è nessuno - dice con le lacrime agli occhi Pasqualino Carli, papà di Saphira -. Da quel maledetto giorno sono spariti tutti: non un messaggio, una lettera, un bigliettino di scuse. La mia rabbia non si placa, sale ogni giorno di più».

la reazioni

«Abbiamo appena finito di mettere a posto la tomba di Saphira - aggiunge la mamma della bambina -. Adesso è perfetta, ci andiamo ogni mattina, non c’è giorno in cui non siamo da lei». E aggiungono, «in questi mesi ci hanno torturato con le domande, quelli delle assicurazioni - aggiunge il signor Carli -. Sono arrivati a chiedermi se davvero fosse mia figlia e se loro sono i fratelli e la sorella. Una bambina di nove anni viene investita sulla strada, la nostra vita si è fermata e in più dobbiamo rispondere a domande del genere». La bambina, nove anni, era di ritorno dai campi estivi. Non appena scese dal bus venne investita e i soccorsi purtroppo non servirono a salvarle la vita. —

Annarita Bova

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