"Fabbri era fissato con Lucia Panigalli, cercava in carcere i killer"
Nell'aula di Ferrara ha parlato Dobrev Stanev, il mancato sicario tentato con 50mila euro dall'ex di Lucia: ha confermato tutti i contatti. Fabbri è già stato assolto, amara la mancata vittima: sentenza che non riserverà sorprese
FERRARA. «Fabbri era deciso e convinto di trovare qualcuno in carcere per uccidere Lucia Panigalli. So che aveva cercato anche altri detenuti, oltre me: un tunisino mi aveva detto di essere stato avvicinato per questo. Se Fabbri non aveva mai avuto ripensamenti nel voler uccidere l’ex compagna? No, lui era proprio fissato». Parla in tribunale il killer mancato, Dobrev Stanev, bulgaro di 48 anni, che Mauro Fabbri, l’ex compagno di Panigalli, agganciò durante l’ora d’aria in carcere all’Arginone per chiedergli di trovare qualcuno per uccidere Lucia, in cambio di 50mila euro, un’auto e un trattore. È rimasto solo lui a processo, accusato di concorso in tentato omicidio per essere stato complice del piano per uccidere Lucia, visto che il “mandante”, Fabbri e uno dei figli di Dobrev, Radev, sono stati già assolti perché il tentato omicidio, pensato, ipotizzato, progettato ma mai realizzato, e dunque senza riscontro, non può essere punibile: «Non è previsto dalla legge come reato», recita il codice, o per dirla in modo gergale, non si può fare un processo alle intenzioni, tantomeno si può condannare qualcuno per questo.
E allora, il processo in corso che oggi (18 dicembre) ha visto Dobrev Stanev rendere conto di tutto questo e che si concluderà il 25 marzo prossimo? Sintetizza tutto la stessa Panigalli, presente in aula coi suoi legali: «Quella che verrà è una sentenza che non riserverà sorprese - spiega con amarezza a fine udienza - proprio per questo precedente e per il fatto che da tempo ci battiamo per la modifica di questo articolo 115 del codice penale»: un articolo per cui l’ex compagno è stato assolto dall’accusa di tentato omicidio nonostante la ferma determinazione di far uccidere la vittima emerga dagli atti in modo lampante, poiché dice la norma, se il crimine non viene compiuto, non si può essere condannati per le intenzioni di farlo.
Fabbri aveva fornito a Dobrev le informazioni utili: nella sua cella i carabinieri trovarono un biglietto con nome, cognome e indirizzo della vittima. Dobrev però raccontò tutto agli inquirenti, nell’ottobre 2015, ma nel febbraio successivo, forse non pensando che ci fosse un’indagine in corso, incassò un primo assegno da 25mila euro.
Oggi ha ribadito che quei soldi «erano un prestito», poi «una acconto per il lavoro da fare». Che ingannò lo stesso Fabbri perchè «non ho mai avuto nessuna intenzione di commettere l’omicidio», e che alla fine aveva preso i soldi ma non li ha mai restituiti. «Una truffa?» gli chiede un legale. E lui risponde: «Non li ho restituiti perchè poi li avevano sequestrati».
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