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Tentato omicidio dal carcere 

«Ha cercato in cella altri killer Era fissato per uccidere la ex»

Daniele Predieri
«Ha cercato in cella altri killer Era fissato per uccidere la ex»

In tribunale il caso di Lucia Panigalli, il mancato sicario conferma il piano omicida Dobrev Stanev assoldato da Mauro Fabbri fece saltare tutto: «non volevo farlo» 

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È rimasto solo lui a processo, il killer mancato, accusato del piano per uccidere Lucia Panigalli, ordinato dal carcere dal “mandante”, Mauro Fabbri, suo compagno di cella, e di aver avuto come complice il figlio Radev, già assolti per il tentato omicidio, pensato, progettato ma mai realizzato.

Ultimo imputato

Lui, Dobrev Stanev, bulgaro di 48 anni, ieri in tribunale ha confermato il piano di uccidere Lucia Panigalli: anzi, ha aggravato di più la posizione di Fabbri: «Lui era deciso e convinto di trovare qualcuno in carcere per uccidere Lucia Panigalli. So che aveva cercato anche altri detenuti, oltre me: un tunisino mi aveva detto di essere stato avvicinato per questo». Ma Fabbri non aveva mai avuto ripensamenti nel voler uccidere l’ex compagna? «No - risponde Dobrev - lui era proprio fissato». Parla in tribunale il mancato killer che Mauro Fabbri, ex compagno di Lucia Panigalli, agganciò durante l’ora d’aria in carcere all’Arginone per chiedergli di trovare qualcuno per uccidere Lucia: in cambio avrebbe avuto 50mila euro (25 mila pagati con un assegno), un’auto e un trattore. Il paradosso è che viene processato per concorso in tentato omicidio, reato per cui Fabbri come mandante e il figlio come complice sono già stati assolti, dicevamo, perchè il fatto «non è previsto dalla legge come reato», poichè se il crimine non viene compiuto, non si può essere condannati per le intenzioni di farlo. E allora, che fine farà il processo in corso a carico di Dobrev e che si concluderà il 25 marzo prossimo in tribun ale?

Sentenza annunciata

Sintetizza tutto la stessa Panigalli, presente in aula coi suoi legali: «Quella che verrà decisa è una sentenza che non riserverà sorprese - spiega con amarezza a fine udienza, alludendo alla assoluzione annunciata - proprio per questo precedente e per il fatto che da tempo ci battiamo per la modifica di questo articolo 115 del codice penale»: una revisione necessaria per l’articolo di legge per cui l’ex compagno è stato assolto dal tentato omicidio nonostante fosse determinato e «fissato» ad uccidere la Panigalli, come emerge dagli atti, e come conferma Dobrev.

Tutto iniziò quando Fabbri fornì a Dobrev le informazioni utili: nella sua cella i carabinieri trovarono un biglietto con nome, cognome e indirizzo della vittima. Dobrev però raccontò tutto agli inquirenti, nell’ottobre 2015, ma nel febbraio successivo incassò l’assegno da 25mila euro. Oggi ha ribadito che quei soldi «erano un prestito», poi «un acconto per il lavoro da fare». Che ingannò lo stesso Fabbri perchè «non ho mai avuto nessuna intenzione di commettere l’omicidio». “E quei soldi, mai restituiti, erano una truffa?”, chiede un legale. «Non li ho restituiti perchè li avevano sequestrati i carabinieri». —

Daniele Predieri

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