Le bugie sulla morte di Willy diventano favoreggiamento
Si aggrava la posizione del gorese Carlo Selvatico Il pensionato temeva di essere arrestato e disse il falso ai magistrati
GORO. Continua a riservare sorprese il caso giudiziario sulla morte di Willy Branchi, il 18enne ucciso 30 anni fa a Goro in circostanze non ancora chiarite, per cui la nuova indagine riaperta dalla procura punta ad individuare almeno una verità giudiziaria. Ieri in tribunale davanti al giudice Gaucci era sotto processo Carlo Selvatico, il pensionato oggi 80enne accusato di falsa testimonianza, per i suoi comportamenti e le sue parole, non dette, ai magistrati. Il giudice tuttavia, in punta di diritto, ha deciso - per motivi tecnici - il non luogo a procedere, sulla base del fatto che l’azione penale non doveva essere esercitata poiché il processo doveva esser sospeso visto che l’indagine madre sull’omicidio non è ancora conclusa o giunta a sentenza. Ma al di là del tecnicismo - giusto, poiché non si può essere accusati di un falso per qualcosa, se quel qualcosa non è stato ancora dimostrato - la posizione di Selvatico si aggrava sempre di più: ora rischia di essere processato per il reato di favoreggiamento, poiché la parte civile, la famiglia Branchi sostenuta dall’avvocato Simone Bianchi, ha chiesto che venga imputato di questo reato. Ora toccherà alla procura valutare questa richiesta, ma da quanto si apprende, il pm titolare Andrea Maggioni potrebbe accogliere la richiesta del legale, alla luce del fatto che oggi, dopo anni di nuovi approfondimenti, vi sono elementi per sostenere il favoreggiamento verso autori e complici dell’omicidio.
Ricordiamo che Selvatico - nei primi tempi dell’inchiesta - andava in giro per Goro a fare domande, preoccupato, chiedendo di sviluppi delle indagini in corso, aveva paura di esser arrestato e finire nei guai. Come è poi accaduto: incontrò un avvocato presentandosi sotto falso nome chiedendo conto delle indagini ben sapendo di persone e fati legati all'omicidio di Willy. L’indagine come si ricorda oggi vede altri 5 indagati: 4 per false informazioni al pm, don Tiziano Bruscagin per calunnia poi altre due persone, possibili complici dell’omicidio. —
D.P.
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