Alla riscoperta della noce Il Consorzio guarda al bio
Vertuani (Confagricoltura): «Trovare nuovi genotipi più adattabili e resistenti Il vincoli all’uso del rame imposti dall’Ue rendono più sani i nostri prodotti»
«Siamo a Natale, la tradizione impone che la frutta secca sia sempre presente sulle tavole imbandite a festa, sinonimo di abbondanza e buon auspicio per l’anno che verrà». A sottolinearlo è Confagricoltura Ferrara, che ricorda come in Emilia Romagna nel 2019 siano stati poco più di mille gli ettari coltivati a noci, in leggero aumento rispetto al 2018.
Coltura alternativa
La provincia di Ferrara con 254 ettari è seconda a Ravenna (282), terza Forlì con 212 ettari. Nel 2018 i consumi di noci in Italia sono stati di circa 50mila tonnellate, per una produzione di circa 12mila tonnellate (20% dell’intero fabbisogno nazionale). Il rimanente 80% viene quindi importato dal resto del mondo e l’Italia è fra i maggiori importatori europei e mondiali. I consumi di frutta secca sono in costante crescita; con queste premesse c’è spazio per chi vuole investire in impianti di noci da frutto, ma per fare reddito servono scelte tecniche corrette.
Gianluca Vertuani, Presidente di Confagricoltura Ferrara e del Consorzio Noce del Delta, parla di come l’idea di coltivare noci sia nata nel corso di un confronto tra agricoltori alla ricerca di una coltura che potesse avere sufficienti margini di redditività; valida alternativa alle tradizionali coltivazioni frutticole, che da anni vivono un periodo di crisi agronomica ed economica. «Massima attenzione del Consorzio anche alla produzione di noce biologico afferma Vertuani – una nicchia nella nicchia che permette di differenziarsi dal punto di vista commerciale. Il noce biologico è una vera opportunità per l’imprenditore agricolo; fare noci bio permette di seguire il positivo interesse del consumatore e di poter spuntare interessanti prezzi. Il tutto inserito in un contesto di filiera biologica. Noi di Noci del Delta – prosegue Vertuani – stiamo andando in questa direzione attraverso un progetto che si pone l’obiettivo di arrivare a quota 140 ettari e di sviluppare nel ferrarese una filiera della noce di qualità».
Produzione e salute
La domanda di noci cresce, grazie al sempre maggiore interesse del consumatore sugli aspetti nutraceutici e salutistici, «dobbiamo però migliorare l’intero processo agronomico e produttivo per sostenere una coltivazione del noce specializzata e moderna. La nocicoltura è un comparto radicato nella tradizione agricola e culturale italiana, che però negli anni ha avuto una contrazione produttiva; oggi il mercato vive un rinnovato interesse che ci permette di cogliere l’opportunità. È importante che vengano introdotti nuovi genotipi che possano sviluppare più adattabilità ai nostri ambienti e piante resistenti alle avversità biotiche e abiotiche del noce. I consumatori devono però sapere come vengono coltivate quelle estere – conclude Gianluca Vertuani – l’Europa impone di ridurre l’uso del rame metallo a 4 kg l’anno; negli Stati Uniti se ne usano 35 e la loro discussione è se ridurlo a 25, mentre in Cile non si sta neppure programmando alcuna riduzione. Le noci prodotte con 35 o 50 kg di rame, o con l’uso di antibiotici come avviene negli Usa, e con una lista infinita di insetticidi dei quali il 50% già banditi in Europa, sono buone come le nostre, ma i loro processi produttivi sono molto più impattanti». —
Andrea Tebaldi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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