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Portomaggiore ricorda il mitico Savino Bellini

Portomaggiore ricorda il mitico Savino Bellini

Doppia festa per la Portuense, che chiude il girone d’andata ampiamente al comando e celebra il suo campione storico: «Calcio pieno di valori»

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PORTOMAGGIORE. Breve ma sentita cerimonia, ieri pomeriggio prima della partita casalinga della Portuense, per l’apposizione della targa dedicata a Savino Bellini all’ingresso dello stadio comunale.. Tra gli altri c’erano il presidente del sodalizio sportivo Paolo De Maria, il sindaco Nicola Minarelli e il figlio di Savino, Mario Bellini. Sia quest’ultimo che De Maria hanno ricordato la figura dello storico calciatore e in seguito allenatore per metterne in luce la riconosciuta e, dai più anziani, ricordata passione per lo sport come esercizio di leale competizione e palestra di vita sociale e collettiva. La comunità portuense, grazie a questa iniziativa, ha dimostrato di non aver dimenticato uno dei suoi figli che meglio l’hanno rappresentata in campo sportivo.

l’amarcord

Nato nel 1913, Savino Bellini fu un giovanissimo talento locale scoperto da Paolo Mazza attorno al 1930 quando questi allenava la neonata Portuense.

Ala col dono naturale di poter calciare con precisione e potenza indifferentemente con i due piedi, venne portato alla Spal, sempre dal Mazza, fino al 1936. In seguito venne ceduto alla Juventus, dopo un interessamento anche della Roma. Rimase in maglia bianconera fino al 1943, fu sodale dei migliori calciatori dell'epoca, da Luisito Monti a Gabetto, da Foni a Parola, oltre che in frequente contatto con i giovani rampolli di famiglia Agnelli. Bellini tenne a “battesimo” anche Giampiero Boniperti quando questi, adolescente, mosse i primi passi nel mondo Juve. Dopo i due anni di stop per la guerra, giocò ancora con l’Ambrosiana-Inter, la Spal e la Portuense, dedicandosi poi a fare l’allenatore: Baracca Lugo e Faenza negli anni ’50, poi Portuense per quasi tutti gli anni ’60, spesso con ottimi risultati. Gestore del bar Cristallo di Portomaggiore dal 1950 al 1970, dopo il suo prematuro decesso nel 1974, su proposta di alcuni appassionati gli fu intitolato il locale impianto sportivo.

«Aggiungo come amarcord – ha ricordato il figlio Mario – che quando allenava la Portuense, negli anni ’60, mentre gestivamo il bar in piazza, se gli capitava di incrociare uno dei suoi giovani calciatori più promettenti ma di famiglia, notoriamente, povera o in difficoltà, lo portava con sé nella macelleria più vicina e gli comperava un paio di grosse bistecche, con l’invito a mangiarsele prima degli allenamenti». —

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