Via Conchetta, bonifica nel raggio di 500 metri
Arpae impone al Comune di allargare l’area da controllare In caso d’inquinamento si dovrà riportare terreno pulito
Sarà estesa ben oltre l’area di proprietà comunale la caratterizzazione e la successiva bonifica ambientale collegata all’attività pluridecennale dell’ex inceneritore di via Conchetta. È quanto è stato stabilito dalla Conferenza dei servizi di una decina di giorni fa, che ha modificato in maniera sostanziale il progetto del Comune, limitato appunto all’Area 1, quella recintata e di proprietà pubblica che ospitava l’impianto demolito l’anno scorso a 13 anni dallo spegnimento e dopo una trentina di funzionamento. Bisognerà cercare anche in terreni privati gli inquinanti caratteristici di questi impianti, a partire dalle diossine e dai metalli, per poi eventualmente coprire il terreno inquinato.
il quadro
L’inceneritore è stato messo in funzione a metà degli anni ’70 e per una parte della sua attività non era nemmeno dotato di trattamenti di post-combustione, per cui il livello delle emissioni è stato più consistente rispetto a quello in uscita da impianti più moderni. Un’idea della situazione prodotta dall’esercizio del forno l’ha dato lo studio Moniter effettuato dall’Arpae nel 2010, evocato nella Conferenza dei servizi. Per quanto riguarda le diossine, per esempio, non si apprezzavano significative differenze tra le concentrazioni immediatamente a ridosso e a distanza di 1,5 chilometri, mentre i numeri più consistenti si registravano... attorno all’autostrada A13. È il caso di ricordare, peraltro, che cinque anni prima quattro associazioni ambientaliste avevano consegnato ai Noe un report con analisi effettuate in terreni confinanti, dalle quali emergeva un dato fortemente anomalo, di diversi ordini di grandezza superiore alle concentrazioni ammesse per legge.
A fronte di tutto questo il Servizio ambiente del Comune aveva deciso di limitare la caratterizzazione all’area recintata, allo scopo di renderla fruibile per usi futuri (si è parlato di un parco e di un cimitero per animali).
gli interventi
Alla Conferenza dei servizi Arpae ha evidenziato però che «l’attività pregressa dell’inceneritore ha avuto un’influenza su un’area molto estesa che risulta essere più vasta di quella presa in considerazione dal Comune», ed è stato rapidamente concordato d’individuare un’Area 2 entro 500 metri dal vecchio camino, da caratterizzare anch’essa con prelievo di campioni di suolo fino a 1 metro dal piano di campagna.
L’Arpae ha poi chiesto d’inserire per l’Area 1 anche l’amianto tra le sostanze da cercare, visto che nell’impianto era presente una copertura di 30-40 metri quadrati di quel materiale; e di analizzare pure i clorurati e i fenoli nella matrice di acqua di falda; infine andranno considerati anche i «percorsi d’ingestione o contatto termico, volatilizzazione (per esempio il tributilstagno), inalazione di polveri, liscivazione e trasporto in falda». Cosa succederà in caso di superamenti dei limiti d’inquinamento in determinate zone? L’intervento, ha anticipato il Servizio ambiente del Comune, potrebbe «tradursi in una copertura delle aree interessate con terreno pulito». —
Stefano Ciervo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google