Asl-S. Anna, niente fusione «Ma integrazione da rifare»
Sarà ridiscusso dall’Ufficio di presidenza allargato della Conferenza sanitaria Intanto l’ospedale di Cona scoppia e i Comuni chiedono più servizi sul territorio
L’accordo quadro del 2016 sull’integrazione dei servizi di Asl e Sant’Anna sarà ridiscusso. Attorno al tavolo politico si siederà l’Ufficio di presidenza allargato della Conferenza socio-sanitaria territoriale. L’elenco dei Comuni che vi sono rappresentati è stato comunicato ieri dal presidente della Conferenza e sindaco di Ferrara, Alan Fabbri: Ferrara, Codigoro, Cento, Bondeno, Portomaggiore, Lagosanto, Argenta, Comacchio e Copparo. In pratica le sedi territoriali di ospedali o strutture di servizio come le Case della Salute. Il primo incontro «potrebbe svolgersi verso la metà di gennaio», ha annunciato Fabbri.
Quello successivo si svolgerà in uno scenario modificato dall’esito delle elezioni regionali del 26 gennaio e dalle nomine dei direttori generali in scadenza (fine febbraio). Il dibattito, comunque, di per sè richiederà tempi non brevissimi per arrivare alla sintesi da condividere poi con tutti i sindaci della Conferenza.
le debolezze del sistema
La revisione dell’accordo quadro era stata chiesta da 11 sindaci della provincia (estrazione centrosinistra o civica) che hanno espresso la loro insoddisfazione per i risultati raggiunti dall’integrazione delle due aziende sanitarie. Le tappe del percorso le hanno indicate i due direttori generali, Tiziano Carradori (Sant’Anna) e Claudio Vagnini (Asl). Carradori ha ricordato che la riduzione della rete ospedaliera e il decreto nazionale Balduzzi, che imponeva il taglio dei posti letto, sono stati i due fattori decisivi che hanno spinto le due aziende ad avviare il processo. Il direttore generale dell’ospedale di Cona ha anche risposto sulla proposta di fusione di Asl e Sant’Anna, lanciata dal sindaco di Ferrara: «Sono favorevole ma c’è un vincolo normativo che non consente questo passaggio», ha detto. Fabbri, poco più tardi, ai giornalisti ha dichiarato di contare su un cambio di maggioranza in Regione e al Governo per riscrivere la legge e rendere possibile l’accorpamento. I problemi della provincia sono noti: una popolazione anziana che richiede una grande quantità di servizi sanitari (l’indice di dimissione dei pazienti over 65 in Casa residenza anziani o in Residenza sanitaria assistenziale rispetto alla popolazione over 65 è il più alto della regione, l’11,33%, mentre nelle altre Asl la forbice è compresa tra il 4.48% di Bologna e l’8.06% di Imola); una spesa pro-capite che supera di oltre 150 euro la media regionale; l’ospedale di Cona «ormai saturo», come ha dichiarato Carradori, nel quale - causa iperafflusso - sono stati aggiunti altri 40 posti letto nell’ultimo week end; liste d’attesa lunghe per gli interventi chirurgici a bassa intensità (ernie, colecisti, etc.); attese al pronto soccorso «da 6 a 13 ore»; un tasso di posti letto che «dovrebbe essere ritoccato» (3.7 per mille contro il 4.9 di Bologna, che conta però su una forte mobilità in ingresso); la scarsa ricettività del sistema territoriale dopo le dimissioni ospedaliere («Abbiamo in media da 20 a 40 pazienti ricoverati in ospedale in attesa di trovare un posto in altre strutture», ha precisato Carradori); una mobilità di pazienti in uscita, come ha evidenziato il dg Claudio Vagnini, che nel 2018 ha portato fuori provincia 60,9 milioni di euro dal settore pubblico e 25,8 dal privato. Il dg ha ricordato che a fronte di accorpamenti di funzioni tecnico-amministrative, l’integrazione di quelle sanitarie non si è compiuta, Vagnini ha aggiunto che alcuni punti dell’accordo quadro del 2016 dovrebbero essere «attualizzati e ridiscussi».
La parola aI comuni
Sollecitazioni per avviare un processo di revisione di quell’intesa sono arrivate dal sindaco di Argenta, Baldini, dal collega di Riva del Po, Zamboni, che ha chiesto un potenziamento degli ospedali di comunità (gestiti da infermieri), dal sindaco di Portomaggiore, Minarelli, dal sindaco di Lagosanto, Bertarelli («all’ospedale del Delta c’è il servizio di emodinamica fermo, serve un pediatra in ospedale dalle 20 alle 8, in paese non c’è un pediatra di libera scelta») e dal sindaco di Vigarano, Paron. Da Cento e Terre del Reno è giunta la richiesta di individuare un referente unico della sanità per i Comuni (proposta che appare al momento tecnicamente inapplicabile, ha replicato Minarelli). Dai sindacati è giunta «l’insoddisfazione», espressa da Cristiano Zagatti (Cgil) anche per conto di Cisl (Canella) e Uil (Zanirato): «Da mesi chiediamo di iniziare a parlare di problemi concreti e di ridiscutere l’accordo quadro. Oggi avete rinviato ancora la discussione». –
Gi. Ca.
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