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Cure negate in caserma L’Arma dispone le verifiche

Annarita Bova
Cure negate in caserma L’Arma dispone le verifiche

La Cgil: il maggiore è andato contro il parere degli operatori del 118 sul posto Il comando generale carabinieri: avviati accertamenti su eventuali responsabilità

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Il maggiore Giorgio Feola, comandante dei carabinieri della compagnia di Copparo, dovrà dare spiegazioni di quanto avvenuto l’11 settembre all’interno della sua caserma. L’Arma ha già disposto le verifiche «per accertare le modalità di azione ed eventuali responsabilità del personale coinvolto e di ogni risultanza sarà immediatamente informata la Procura della Repubblica di Ferrara», così come spiegato in una nota dal comando generale.

la denuncia

Il maggiore Feola è stato denunciato dalla Cgil di violenza, minaccia e interruzione di pubblico servizio per aver impedito cure sanitarie ad una persona arrestata «usando toni e atteggiamenti molto pesanti nei confronti del medico e del personale sanitario». L’avvocato nominato dal sindacato è Fabio Anselmo. A scendere nei dettagli della vicenda, ieri mattina a Ferrara, Cristiano Zagatti, segretario generale della Cgil di Ferrara; Natale Vitali, Cgil funzione pubblica e Ilaria Cucchi per l’associazione Stefano Cucchi.

il fatto

L’11 settembre scorso alle 13.15 dalla caserma dei carabinieri di Copparo viene chiamato il 118 per un codice giallo. Sul posto arrivano due infermieri e un autista e vedono una persona, un uomo di 33 anni, riversa nel cortile. Sta male e secondo i sanitari è necessario portarla in ospedale. Intanto arriva anche il maggiore Feola «che fin dal primo momento si è opposto, dicendo che il paziente stava bene, impedendo anche solo di sistemarlo sul lettino o all’interno della caserma. Gli infermieri hanno insistito, lui non ha ceduto ed è stato chiamato quindi il medico che è arrivato con l’automedica non subito perché impegnato su un codice rosso». Intanto il 33enne è stato messo sulla barella e il medico al suo arrivo ha «valutato il trasporto immediato al Pronto Soccorso. Ma il maggiore ha detto ancora una volta di no, con toni accesi e minacce e ha anche chiesto le generalità degli operatori sanitari. Ha aggiunto che in caserma comanda lui tanto che ha firmato la scheda del paziente assumendosi ogni tipo di responsabilità».

Alle 16.15 i medici sono andati via facendo segnalazione di quanto accaduto e mettendo in evidenza l’impossibilità di prestare le cure dovute al paziente. Nel pomeriggio è arrivato un certificato medico, redatto dal medico di base che accertava il buono stato di salute dell’uomo.

le conseguenze

«Quello che è successo l’11 settembre in caserma a Copparo è un fatto gravissimo. Sono stati violati da un uomo dell’arma i principi fondamentali della Costituzione con la privazione del diritto alle cure sanitarie - spiega Zagatti -. Ci saranno mi auguro delle indagini».

Nel frattempo l’Ausl si è mossa chiedendo spiegazioni al comandante provinciale il quale, come spiega il direttore Claudio Vagnini, «si è fatto carico di quanto avvenuto nella caserma dei carabinieri di Copparo ribadendo chiaramente che il personale sanitario ha l’assoluta discrezionalità di decidere se ospedalizzare o meno il paziente».

A muoversi anche l’Ordine della professioni infermieristiche per approfondire quanto accaduto», per capire se i medici avrebbero dovuto comunque garantire le cure in qualsiasi modo o se sia stata sufficiente l’assunzione di responsabilità da parte del maggiore Feola. —



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