Ambulanti con l’acqua alla gola «Guadagni sempre più scarsi»
Una mattina in Piazza Travaglio per raccogliere il malumore dei commercianti Gli unici sorrisi vengono dai negozi dove i titolari parlano di affari ancora buoni
I più che si avvicinavano alle bancarelle, ieri al mercato del lunedì in Piazza Travaglio, davano un’occhiata rapida alla merce, e poi procedevano oltre, lasciando l’ambulante stretto nel proprio giubbotto a difendersi dal freddo, e senza possibilità di riscaldarsi mostrando sciarpe e cappotti.
Magro Natale
Le festività non hanno portato clienti («È stato un triste Natale», è stato il coro dei commercianti) e la speranza in vista dei prossimi saldi invernali era praticamente nulla, «anche perché noi siamo in saldo tutto l’anno», è stata l’amara constatazione; nel mirino la grande distribuzione «che schiaccia i piccoli», «la concorrenza degli stranieri», e le «assurde leggi del Governo buone solo a far spendere soldi inutili». Per esempio quelli «per questo rudimentale registratore di cassa da 700 euro per mandare le chiusure direttamente all’Agenzia delle Entrate – mostrava un ambulante padovano – prima, a fine mese, davi i corrispettivi al commercialista… era la stessa cosa, ma così si fanno spendere soldi ai più piccoli. E non si vende più al mercato, si cercano piuttosto occasioni, perché ora c’è Amazon: vuoi mettere fare shopping a casa e non qua al freddo! Anche i saldi andavano una volta ma ormai ci sono promozioni ovunque – raccontava avviandosi a prendere un caffè con un vicino collega – possiamo giusto andare al bar… se fossi rimasto a casa con i miei figli sarebbe stato più salutare».
Da una bancarella all’altra l’umore è lo stesso, commercianti stanchi di un mestiere che non ripaga e che deve essere svolto lottando contro «la concorrenza – commentava un altro ambulante indicando un collega pakistano poco lontano – non sono razzista, ma come posso competere con uno che vende vestiti e biancheria a un euro? Articoli simili, ma italiani e di puro cotone – continuava – io li vendo a tre euro, che è già poco, e tanti di loro – dicevano da una bancarella vicina – non hanno neanche i registratori di cassa, non c’è proprio Lega che tenga», commentavano altri.
Le strategie
Per dare una svolta agli affari qualcuno ha abbandonato articoli per giovani e si è orientato verso una clientela più matura optando per un abbigliamento rigorosamente “made in Italy”, riportavano i cartelli, e maglioni di cachemire, «ma gli affari non decollano e i clienti sono sempre gli stessi che ci conoscono e si fidano di noi per i regali». E dal momento che «il mercato è donna», considerava un’altra commerciante, «con i miei capi di abbigliamento per uomo va malissimo». Sconti? «Ne farò, ma ho poca fiducia».
Solo nei negozi si respirava un clima diverso: a Tasmania, in Corso Martiri, i giorni che hanno preceduto il Natale «sono stati buoni e in vista dei saldi stiamo cominciando a mandare mail ai clienti. In generale vedo molto turismo, e questo si ripercuote positivamente sul commercio». Concorde la vicina Bottega del Cachemire: «C’è tanto turismo e ci sono sempre tanti acquisti». —
Giovanna Corrieri
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