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Ambulanti con l’acqua alla gola «Guadagni sempre più scarsi»

Giovanna Corrieri
Ambulanti con l’acqua alla gola «Guadagni sempre più scarsi»

Una mattina in Piazza Travaglio per raccogliere il malumore dei commercianti Gli unici sorrisi vengono dai negozi dove i titolari parlano di affari ancora buoni

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I più che si avvicinavano alle bancarelle, ieri al mercato del lunedì in Piazza Travaglio, davano un’occhiata rapida alla merce, e poi procedevano oltre, lasciando l’ambulante stretto nel proprio giubbotto a difendersi dal freddo, e senza possibilità di riscaldarsi mostrando sciarpe e cappotti.

Magro Natale

Le festività non hanno portato clienti («È stato un triste Natale», è stato il coro dei commercianti) e la speranza in vista dei prossimi saldi invernali era praticamente nulla, «anche perché noi siamo in saldo tutto l’anno», è stata l’amara constatazione; nel mirino la grande distribuzione «che schiaccia i piccoli», «la concorrenza degli stranieri», e le «assurde leggi del Governo buone solo a far spendere soldi inutili». Per esempio quelli «per questo rudimentale registratore di cassa da 700 euro per mandare le chiusure direttamente all’Agenzia delle Entrate – mostrava un ambulante padovano – prima, a fine mese, davi i corrispettivi al commercialista… era la stessa cosa, ma così si fanno spendere soldi ai più piccoli. E non si vende più al mercato, si cercano piuttosto occasioni, perché ora c’è Amazon: vuoi mettere fare shopping a casa e non qua al freddo! Anche i saldi andavano una volta ma ormai ci sono promozioni ovunque – raccontava avviandosi a prendere un caffè con un vicino collega – possiamo giusto andare al bar… se fossi rimasto a casa con i miei figli sarebbe stato più salutare».

Da una bancarella all’altra l’umore è lo stesso, commercianti stanchi di un mestiere che non ripaga e che deve essere svolto lottando contro «la concorrenza – commentava un altro ambulante indicando un collega pakistano poco lontano – non sono razzista, ma come posso competere con uno che vende vestiti e biancheria a un euro? Articoli simili, ma italiani e di puro cotone – continuava – io li vendo a tre euro, che è già poco, e tanti di loro – dicevano da una bancarella vicina – non hanno neanche i registratori di cassa, non c’è proprio Lega che tenga», commentavano altri.

Le strategie

Per dare una svolta agli affari qualcuno ha abbandonato articoli per giovani e si è orientato verso una clientela più matura optando per un abbigliamento rigorosamente “made in Italy”, riportavano i cartelli, e maglioni di cachemire, «ma gli affari non decollano e i clienti sono sempre gli stessi che ci conoscono e si fidano di noi per i regali». E dal momento che «il mercato è donna», considerava un’altra commerciante, «con i miei capi di abbigliamento per uomo va malissimo». Sconti? «Ne farò, ma ho poca fiducia».

Solo nei negozi si respirava un clima diverso: a Tasmania, in Corso Martiri, i giorni che hanno preceduto il Natale «sono stati buoni e in vista dei saldi stiamo cominciando a mandare mail ai clienti. In generale vedo molto turismo, e questo si ripercuote positivamente sul commercio». Concorde la vicina Bottega del Cachemire: «C’è tanto turismo e ci sono sempre tanti acquisti». —

Giovanna Corrieri

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