“Sandokan” chiude i battenti dopo 44 anni: «Dispiace per i clienti, ma siamo stanchi»
I titolari del tabaccheria e alimentari di San Biagio di Argenta hanno salutato la clientela. Una giornata segnata dalla commozione
SAN BIAGIO DI ARGENTA «Oggi, 30/12/2019, dopo 44 anni di attività, ha aperto per l’ultima volta la saracinesca - si fa per dire, perché non c’è più da anni - della tabaccheria da “Sandokan” ed alimentari di Adima Checcoli e Francesco Martoni. Sicuramente da domani farà un po’ strano passare dal civico 104 e non trovare più, dalle 7 della mattina a notte inoltrata, l’attività aperta al servizio del paese di San Biagio e dintorni e delle migliaia di persone che hanno percorso la statale 16 ed almeno una volta in tutti questi anni si sono fermate. Oggi sarà una giornata di emozioni contrastanti, da un lato la tristezza di abbandonare una via percorsa da 44 anni e dall’altro la felicità di intraprenderne un’altra, finalmente quella dei nonni pensionati. Chiunque in questa giornata abbia voglia di passare, non si trattenga e passi a fare un saluto ed a festeggiare con due persone che per anni, con le gioie ed i dolori che un’attività di questo tipo può regalare, hanno messo la loro disponibilità al servizio dell’attività. Un grazie grandissimo a chi passerà oggi, ma soprattutto un grazie a chi è passato in tutti questi anni, perché senza di loro non ci sarebbe stata la possibilità di portare avanti l’attività fino a oggi».
IL RACCONTO
L’appello di Matteo Martoni, lanciato su Facebook sul gruppo “Sei di San Biagio se...”, è stato accolto da tantissime persone. I civico 104 di cui parla è di via Amendola, quel tratto di statale 16 che appunto attraversa il paese, dove i suoi lo hanno cresciuto, tutto casa e bottega. E così, sì, la giornata di ieri è stata molto particolare per i suoi genitori, papà Francesco detto “Sandokan” e la mamma Adima. È stata proprio lei a raccontarcela: «Sì, confermava sul far del mezzogiorno - stasera chiudiamo, abbiamo finito la nostra carriera lavorativa, siamo stanchi e andiamo in pensione».
Quando chiude un esercizio commerciale di questo tipo, tabacchi e alimentari, e dopo così tanti anni d’attività, è chiaro che la comunità viene privata di un pezzo della sua storia, di un riferimento, non solo e semplicemente un servizio di vicinato: «Purtroppo non abbiamo trovato nessuno che proseguisse la nostra attività - confida la signora Checcoli - e nostro figlio ha preso un’altra strada. Ci dispiace tantissimo, alla nostra clientela vogliamo bene, abbiamo avuto sempre persone ottime: ci dispiace ma siamo al capolinea».
E l’ultima giornata pesa, le emozioni si fanno sentire, forti: «Mio marito è più tranquillo, io invece non la sto prendendo benissimo...».
IL SOPRANNOME
Già, Sandokan, ma perché quel soprannome? «Quando era giovane - ci spiega la moglie - aveva la barba e assomigliava a Sandokan, così hanno preso a chiamarlo così. Lo abbiamo sentito tanti anni fa da dei ragazzi, non so nemmeno io chi glielo abbia affibbiato, ma in paese è rimasto il riferimento della tabaccheria da Sandokan».
Ma la signora Adima non ci tiene tanto a parlare di sé, il suo pensiero è tutto rivolto ai clienti: «Tutta brava e buona gente, che ci ha sempre voluto bene».
I MALVIVENTI
I clienti sì, ma qualche malintenzionato lo hanno incrociato pure loro in tutti questi anni: «È successo 4 o 5 volte che ci avrebbero voluto rapinare, ma è sempre andata bene, perché, se non eravamo in negozio, eravamo in casa, sempre qui: una volta sono entrati, ma siamo riusciti a farli scappare, le altre volte li abbiamo visti che Erano ancora fuori e li abbiamo messi in fuga».
Ma quella di ieri non è certo stata la giornata dei cattivi pensieri, semmai quella di una festa malinconica: «Cosa dice la gente che viene qui in questa giornata? Mi abbracciano, mi baciano, sono tutti dispiaciuti... e io con loro: li abbraccio tutti».
Un attimo di commozione, poi la vita svolta: è ora di fare i nonni a tempo pieno. —
Sergio Armanino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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