A gennaio in piazza Grande mobilitazione di Agrinsieme
«Pronti a scendere in piazza a gennaio insieme alle altre province frutticole per chiedere che il settore primario torni al centro dell’agenda politica italiana ed europea».
Il coordinamento Agrinsieme che unisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari esprime grande delusione per la mancanza di soluzioni e risposte concrete da parte di Governo e Parlamento, dopo gli incontri al ministero delle Politiche Agricole e con i due presidenti delle Commissioni Agricoltura di Senato e Camera dei Deputati.
La protesta
«Questa sarà una mobilitazione aperta e globale – spiega il coordinamento di Agrinsieme. Aperta a tutti i produttori di tutte le associazioni delle zone colpite, perché i grandi danni produttivi nell’ultimo anno non hanno fatto distinzioni di colore o bandiere. Aperta al mondo agroindustriale, alle cooperative che si sono trovate senza prodotto da trasformare o commercializzare, ai sindacati agricoli, perché il calo occupazionale e la difficoltà a raggiungere il numero di giornate è un problema grave per l’intero indotto economico del territorio. Vogliamo dare un segnale forte e chiamare in piazza tutta la filiera, per dimostrare che il valore inestimabile del settore non può nuovamente essere sottovalutato».
«Nel Nord Italia e solo per le pere si attestano danni per 267 milioni di euro - continua Calderoni - e una perdita occupazionale in tutto il comparto valutata in oltre 337.000 giornate/uomo. Non è pensabile che 80 milioni di euro in tre anni bastino a risollevare la nostra frutticoltura, che rischia concretamente di sparire. E credo che quella cifra sia l’unica che verrà stanziata, perché è stata posta la fiducia sul maxi emendamento della maggioranza e non c’è spazio per ulteriori provvedimenti. Nessuna data certa poi per la sospensione dei mutui, dopo la conferenza con Abi, tantomeno per il pagamento degli oneri previdenziali che le aziende in crisi continuano a pagare. Fa rabbia, inoltre, vedere come il Governo abbia risolto in pochi giorni problemi sicuramente rilevanti come il crac della Banca Popolare di Bari e non sia stato in grado, sinora, di risolvere la crisi, ormai strutturale, di un settore così cruciale per il nostro Paese». —
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