Un’annata da dimenticare Il rilancio passa per la qualità
Un anno, il 2019, che si è concluso con alcune problematiche per il clima, con gravi conseguenze sulle colture del territorio e in particolare sulla produzione di pomodoro, ortofrutta e cereali.
E va detto che negli ultimi anni in Italia l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai divenuta la norma, tanto da aver condizionato la redditività del settore agricolo. La perdita oggettiva nel solo comparto pere nel nord Italia, tenendo presente i danni economici sia in fase produttiva che in quella del post raccolta e dell’indotto, è stata quantificata da Cso Italy in 267, 5 milioni di euro. «Per il 2019 abbiamo calcolato una perdita di redditività alla produzione pesante – dice Elisa Macchi del Cso – pari 8.600 euro/ettaro, frutto di una produzione lorda vendibile di appena 8.900 euro per ettaro a fronte di costi di produzione pari a 17.500 euro». Numeri deludenti che potrebbero segnare in negativo anche il futuro del comparto: facendo infatti una proiezione al 2022 per la sola regione Emilia-Romagna, da dove proviene il 70% della produzione di pere made in Italy, si prefigura un calo del 18% della produzione di Abate, del 19% per Conference, del 13% per Kaiser e del 22% per Decana. «Si tratta di stime – ha sottolineato Macchi – sintesi del numero di impianti che entreranno in produzione e dell’ipotesi di quelli che verranno abbattuti, stima realizzata in base al tasso di abbattimento registrato negli ultimi anni».
Dopo i dati non confortanti dell’export ferrarese presentati dalla Camera di Commercio e relativi ai primi nove mesi del 2019, arrivano anche i preoccupanti dati sull’export del settore dell’ortofrutta italiana dove Ferrara rappresenta una percentuale a doppia cifra (circa il 30%) dell’intera produzione nazionale. Il saldo economico, pur positivo, è di 86 milioni di euro mentre in volume il saldo è negativo per 117 mila tonnellate. Commentando i dati, il ferrarese Marco Salvi, presidente nazionale di Fruitimprese, rileva che «il comparto continua a perdere valore e quote di mercato sui mercati esteri, un combinato disposto di fattori che porta ad una riduzione delle superfici investite nel nostro Paese, con conseguente perdita di posti di lavoro e abbandono da parte delle imprese». Salvi insiste nel chiedere un impegno prioritario per impegnare risorse nell’apertura di nuovi mercati. I cambiamenti climatici stanno mettendo a dura prova anche l’agricoltura specializzata nella produzione di alimenti surgelati che ha nel Basso Ferrarese un sistema di produzione di eccellenza. Il sistema produttivo sta registrando perdite di prodotto, con percentuali che variano dal 20 al 60% sulle coltivazioni di cavolfiore, broccoli, sedano, finocchi. L’attuale situazione dei campi sta compromettendo anche i raccolti delle settimane a venire.
Tanto che si stanno ritardando le semine per i raccolti tardo-invernali/inizio-primaverili. —
Lauro Casoni
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