L’ombra della Brexit sull’ortofrutta ferrarese
A rischio le esportazioni di mele, pere, carote, kiwi, pomodori e zucche Confagricoltura: la Gran Bretagna potrà rivolgersi a mercati extraeuropei
«Il risultato elettorale nel Regno Unito fa chiarezza sui tempi della Brexit, ma la tutela del Made in Italy agroalimentare e in specifico delle produzioni ferraresi non è assicurata». È il commento di Confagricoltura Ferrara sull’esito delle elezioni politiche, in seguito alle quali il 31 gennaio prossimo il Regno Unito uscirà dalla Ue.
I rischi
«Mele, kiwi, pere, pomodoro, carote e zucche». Sono queste le produzioni ferraresi che con la Brexit corrono i maggiori rischi, secondo il presidente di Confagricoltura Ferrara Paolo Cavalcoli che inquadra la situazione: «Facciamo una premessa, il Regno Unito dipende dall’Unione Europea per il consumo di frutta e verdura. Quindi i maggiori rischi sono collegabili al settore ortofrutta. Il Regno Unito produce per la frutta il 10% di quello che consuma, e il 40% per la verdura. L’Italia nella Ue è il quarto esportatore in Gran Bretagna. Ovvio che il rischio che si ha è che con questa situazione nuova ci possa essere un crollo dei consumi con la Gran Bretagna che si può andare a rivolgere ad altri mercati come a Sudamerica, Sud Africa, Marocco ed Egitto».
«Il nostro paese – prosegue Cavalcoli – esporta oltre Manica per lo più ortofrutta fresca e trasformata, farinacei e prodotti lattiero caseari. Relativamente al nostro territorio ovvio che ci sono delle colture molto importanti. Siamo in una situazione in cui c’è una riduzione dell’export, siamo già stati penalizzati dall’embargo con la Russia. Ora anche la Brexit ci preoccupa, perché anche se quel mercato non è il più cruciale per Ferrara rimane sempre tra i più importanti. E questa situazione farà perdere anche delle risorse dal punto di vista della Pac e dei prossimi Piani di Sviluppo Rurale a partire dal 2021».
In questi periodo di transizione, puntualizza Confagricoltura, è indispensabile un chiarimento urgente.
La richiesta
«Senza un accordo rischieremmo di trovarci, alla fine dell’anno, nella situazione peggiore che finora è stata evitata. Vale a dire il ritorno delle frontiere tra Ue e Regno Unito, con il ripristino dei dazi e dei controlli sulle merci, in pratica una “hard Brexit” a scoppio ritardato. Anche il riconoscimento e la tutela delle indicazioni geografiche protette – mette in guardia Confagricoltura – non sarebbero più garantiti sul mercato britannico, a tutto vantaggio delle imitazioni e delle contraffazioni delle nostre specialità».
Confagricoltura ribadisce che il Regno Unito è importatore netto di prodotti agroalimentari e che gli acquisti dagli Stati membri della Ue ammontano a circa 40 miliardi di euro l’anno. L’export italiano di settore ha raggiunto i 3,4 miliardi di euro nel 2018, di cui il 30% assicurato da prodotti a indicazione geografica protetta. Quello del Regno Unito è il quarto mercato di sbocco per le produzioni agroalimentari italiane, dopo Germania, Francia e Stati Uniti. Prodotti ortofrutticoli e vino incidono per il 45% sul totale delle esportazioni destinate al mercato britannico». —
Andrea Tebaldi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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