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La Nave romana torna a galla Richiesta di accesso agli atti

Katia Romagnoli
La Nave romana torna a galla Richiesta di accesso agli atti

La Consulta non molla: «Il tempo passa, vogliamo capire cosa si vuole fare» La Sovrintendenza porta avanti indagini tecniche sullo stato di conservazione

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COMACCHIO. Simbolo dell’archeologia acquatica deltizia, la nave romana Fortuna Maris, portata alla luce nel 1981, da anni in attesa di un restauro conservativo, è oggetto di una richiesta di accesso agli atti, avanzata alla Sovrintendenza Belle Arti e Paesaggio dell’Emilia Romagna da parte di Giovanni Gelli, ora presidente della Consulta Popolare per il San Camillo.

la richiesta

«Lo scafo è ben conservato – afferma Giovanni Gelli che contribuì nel 1981, insieme ad Antonio Felletti Virgili a scoprire la nave romana durante lavori di dragaggio di un canale a Valle Ponti –, ma così ci dicono da anni. Non vogliamo sembrare inquirenti, ma il tempo passa e se prima lo stato era buono, ora ci interroghiamo sulla situazione complessiva anche del controscafo in vetroresina, il quale dal 1989 ospita l’imbarcazione in un padiglione di Palazzo Bellini».

Come tutti i reperti archeologici, anche la nave romana, tra i pochi esemplari di imbarcazione mercantile di età romana sopravvissuti, risalente al primo secolo avanti Cristo, è di proprietà dello Stato, pertanto, la richiesta di accesso agli atti è stata formulata direttamente alla Sovrintendenza che, da ben trent’anni, tiene monitorata la situazione, in attesa di attingere ad un finanziamento del governo centrale, finalizzato a recuperare ed a musealizzare il prezioso reperto.

la risposta

«La Sovrintendenza – prosegue Gelli – ha risposto che esiste un progetto di restauro conservativo del legno, ma prima di metterlo a bando, si è riservata di effettuare approfondite indagini tecniche sullo stato di conservazione, sulle caratteristiche del legno, necessarie per individuare in maniera precisa gli interventi che dovranno essere attuati».

la lettera

È molto articolata la richiesta di accesso agli atti formulata da Gelli, che fu estensore della lettera trasmessa nel giugno del 1981 alla Sovrintendenza, per segnalare la sensazionale scoperta della nave, in mezzo al fango di un canale di scolo dragato.

«I documenti richiesti sono in parte depositati al Museo archeologico nazionale di Ferrara – sottolinea il presidente della Consulta Popolare per il San Camillo – e in parte alla Sovrintendenza di Bologna e comprendono un lasso di tempo lungo 30 anni. Alcuni pareri tecnico giuridici sulla vasca in vetroresina di 22 metri di lunghezza che contiene lo scafo, proteggendolo dall’aggressione degli agenti atmosferici, non ci sono ancora arrivati. Diamo il tempo necessario per le valutazioni, ma attendiamo una risposta, nell’interessa di una comunità, che la attende sin dal 1981».

La nave romana Fortuna Maris è alloggiata in un padiglione di Palazzo Bellini, attiguo alla nuova Scuola civica di musica. I reperti rinvenuti a bordo sono al piano terra del Museo Delta Antico, dove restano esposti. —

Katia Romagnoli

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