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LA DOMENICA

Banche, politici e campagna per le regionali

Luca Traini
Banche, politici e campagna per le regionali

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La commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche sarà presto attiva e farà luce sui prestiti facili finiti nei buchi senza fondo e senza ritorno che hanno mandato a picco troppi istituti e indebolito il sistema, dice Luigi Di Maio elencando i buoni propositi per l’anno nuovo. “E’ stata una lunga battaglia, ma dovremmo esserci”, butta là il ministro degli Esteri con una metafora scivolosa mentre nel mondo tirano venti di guerra vera e da capo politico (pur ridimensionato) dei Cinque Stelle si intesta l’iniziativa e rivendica la guida. Che il Pd, nuovo alleato di governo, non ha alcuna intenzione di contendere, per carità. A dieci mesi dalla sua formale istituzione, l’organo resta ancora senza vertici. Tramontata l’ipotesi Elio Lannutti, che con un figlio alle dipendenze di Popolare Bari è stato costretto a forza a rinunciare, per la presidenza si sono autocandidati sei parlamentari Cinque Stelle, ma la partita sembrerebbe ridotta ad un ballottaggio tra la senatrice Laura Botticci e la deputata Carla Ruocco.

Curriculum e competenze? I commentatori addentro alla vicenda avanzano l’idea che la scelta potrà essere piuttosto segnata dalla poltrona che libererà, e dagli appetiti connessi. Ruocco mollerebbe la guida della commissione Finanze della Camera, Botticci un posto da questore e, soprattutto, l’ambizione di subentrare al leghista Alberto Bagnai alla presidenza della commissione di palazzo Madama quando (e se) si faranno i conti con i rinnovati equilibri parlamentari. Posti che andrebbero agli alleati Dem. Vedremo. Ma sulla possibilità che la commissione bicamerale d’inchiesta produca risultati soddisfacenti, c’è comprensibile scetticismo, giustificato anche dall’esperienza della scorsa legislatura. Politica e banche, banche e campagna elettorale. Ma giù le mani dai risparmiatori traditi, dicono le associazioni stufe di sentirsi tirate per la giacchetta da questo o quel candidato, invitate a destra e a manca in un’improvvisa vampa di interesse per le loro sventure.

Il Comitato azzerati Carife addirittura chiede di sospendere qualsiasi confronto con i partiti: basta promesse elettorali, vengano tra un paio di mesi a rendicontare le azioni messe in cantiere. Dalla tornata di audizioni alla Camera sul decreto legge per il risparmio nel Mezzogiorno, con l’acquisizione pubblica e la messa in sicurezza della Popolare di Bari e probabilmente di qualche altra piccola realtà, emergono intanto due aspetti significativi. La liquidazione delle banche locali viene ormai apertamente indicata anche dal governo come una iattura per il tessuto economico e sociale del territorio, scenario da evitare a qualsiasi costo, anche spendendo più degli 1,4 miliardi preventivati tra l’intervento del Fitd e del Mediocredito centrale – ma quattro anni fa Carife e le altre tre cavie venivano sacrificate senza troppi scrupoli… D’altra parte, la massiccia ricapitalizzazione necessaria per Bari diluirà anche il valore dei risparmi investiti in azioni di decine di migliaia di clienti-soci.

Per essi già si parla di un possibile ristoro delle perdite: lo chiedono le associazioni, lo auspica il ministro prospettando un intervento diretto del Fidt che però nicchia. Il presidente del fondo, Salvatore Maccarone, intervistato ieri dalla Stampa parla di valutazioni attente e responsabili, ma precisa che il danno per i soci ha proporzioni tali da non poter essere sanato con i milioni messi a disposizione dal sistema bancario italiano. Che possa allora intervenire lo Stato, magari attraverso il fondo di indennizzo da un miliardo e mezzo, aperto per rimborsare al 30% le azioni degli istituti liquidati per decreto tra il 2015 e il 2017? L’interrogativo suona come un incubo per chi tra i nostri azzerati confida in un secondo giro di rimborsi, con ciò che avanza a procedura ultimata. Scomodi concorrenti.

Buona domenica.

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