I sindacati: no alla vendita di Amsef e Hera A rischio Afm
I sindacati chiedono un incontro a Fabbri e organizzano assemblee: «I lavoratori sono preoccupati, senza risposte azioni conseguenti»
La decisione della giunta comunale di mettere in cantiere la vendita di Amsef e di un pacchetto di azioni Hera suscita una forte reazione da parte di Cgil, Cisl e Uil, che parlano apertamente di rischio coinvolgimento anche dell’Afm e comunque accusano il sindaco Alan Fabbri e la giunta di non rispettare gli impegni. Parte così una richiesta d’incontro ai vertici di Palazzo municipale e una tornata di assemblee con i lavoratori interessati «che stanno manifestando grande preoccupazione», con la minaccia incorporata di «azioni conseguenti».
La ricostruzione
Dai sindacati erano uscite reazioni negative già a caldo direttamente in Consiglio comunale, il pomeriggio dell’approvazione al piano 2020 per le partecipate, dopo aver sentito la sorte riservate all’azienda di onoranze funebri («nell’anno 2020 il Comune procederà alla dismissione parziale o totale, a condizioni vantaggiose, del pacchetto azionario detenuto in Amsef»), e il varo dell’analisi costi-benefici per le azioni Hera non vincolate dal patto di sindacato. Ieri è uscita una nota molto articolata che parte dal balletto di posizioni degli esponenti della giunta Fabbri. «Avevamo assistito - è la loro sottolineatura - in campagna elettorale, da parte di chi poi ha vinto le elezioni, a dichiarazioni di conferma degli “asset pubblici”. Successivamente, invece, dall’assessore al Bilancio la volontà di vendere (in parte) azioni di alcune partecipate; dichiarazioni smentite poi a mezzo stampa dall’attuale sindaco e dal vicesindaco che con alcuni lavoratori ha affermato che “garantiva lui” e che le attuali aziende sarebbero rimaste in mano pubblica». Cgil, Cisl e Uil rivelano poi di avrei incontrato «nei mesi scorsi formalmente il sindaco, l’assessore al Bilancio e il presidente della Holding», e «ci è sempre stato garantito che l’azionista (il Comune) avrebbe mantenuto l’attuale assetto proprietario, anzi avrebbe investito reinternalizzando attività. Peccato che il Consiglio comunale il 16 dicembre, su proposta della giunta, abbia deciso diversamente».
i timori
I sindacati si dicono «fortemente contrari» a queste ipotesi, perché «apre la strada alla privatizzazione di servizi che, per la loro natura ed universalità, devono garantire qualità ed equità»: tra l’altro l’Afm «al momento non sembra essere toccata da razionalizzazione/alienazione delle quote ma, a nostro avviso, visto il chiaro indirizzo politico si tratterà solo di tempo». Cgil, Cisl e Uil evidenziano come il bilancio comunale sia «più che in ordine» e invitano quindi a non privarsi di un ruolo d’indirizzo nei servizi pubblici, per i quali sarebbe necessario «un piano di rilancio degli investimenti per le politiche ecosostenibili, di cura e manutenzione del territorio». Per questo a Fabbri proporranno «un patto che preveda nessuna privatizzazione nell’arco della legislatura». Prossima settimana assemblee. —
S.C.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google