Produzione scarsa per soia e girasole Più importazioni per i cibi vegetali
Occorre varare un piano straordinario a livello europeo Gilioli: nel comprensorio copparese le rese minori
«In Italia, con inizio negli anni ’70 le colture di soia, girasole e colza, registrarono un incremento vertiginoso di produzione, ma a distanza di più di 40 anni ancora siamo ben lontani dall’assicurare un soddisfacente grado di auto-approvvigionamento».
Lo ricorda Confagricoltura Ferrara, che prosegue: «La definizione di proteoleaginose comprende le leguminose da granella, colture industriali destinate alla produzione di mangimi ad alto valore proteico per l’alimentazione del bestiame, principale alternativa all’impiego delle farine di carne e di pesce. La soia viene impiegata principalmente per la produzione di grassi alimentari e destinata all’alimentazione umana come integratore proteico, per la produzione del latte di soia e di altri prodotti nell’ambito della nutraceutica, il cui utilizzo è destinato a crescere. Stiamo assistendo – prosegue Confagricoltura Ferrara – ad una crescita della domanda di proteine vegetali in Europa non soddisfatta da produzioni UE, ma dal ricorso all’importazione. A livello europeo occorre varare un piano straordinario per l’aumento della produzione di cereali e proteine vegetali, al fine di ridurre la dipendenza dalle importazioni dai Paesi terzi. Negli ultimi anni in Italia, sono in progressiva ascesa coloro che hanno aumentato il consumo di proteine vegetali. Il consumatore attento però deve essere consapevole della qualità superiore del prodotto made in Italy, e non dimenticare che alcuni prodotti fitosanitari sono vietati in Italia, ma non è vietata l’importazione da altri Paesi di prodotti trattati con tali fitosanitari. È di circa l’8% la percentuale di italiani che si alimenta prevalentemente (bevande, gelati, tofu, integratori alimentari) se non addirittura esclusivamente con cibi vegetali, superati in questo solamente da Gran Bretagna, Svezia e Austria. I dati più recenti indicano, infatti, che nel nostro Paese si fa ricorso a massicce importazioni dall’estero sia di semi, sia di olio e la produzione italiana copre il 50% del fabbisogno nazionale. Nel 2019 in Emilia Romagna, in leggera flessione rispetto al 2018, sono stati poco più di 27mila gli ettari coltivati a soia, con Ferrara che da sola ne coltiva ben 19mila».
La produzione
Guido Gilioli, vice presidente della sezione proteoleaginose di Confagricoltura Ferrara, interviene su quella che è stata la campagna 2019: «Nella nostra provincia lo scorso anno, a causa di condizioni climatiche avverse (grandine, piogge incessanti, siccità, fitopatologie), che hanno colpito il territorio a macchia di leopardo, ci sono state aziende che hanno riscontrato grossi problemi, mentre altre hanno avuto invece raccolti nella media. Si registra una produzione di soia inferiore al 2018 nel comprensorio di Copparo, Berra, Ro. In generale, si registra una produzione medio-buona (dai 35 ai 45 quintali) per l’80% delle aziende agricole. A causa delle piogge, lo scorso anno le semine sono state posticipate al periodo che va da metà maggio a fine maggio e, per quanto riguarda alcune fitopatologie, abbiamo riscontrato una discreta presenza di ragno rosso che è stata ben controllata con i specifici trattamenti; stessa cosa anche per la presenza di Amaranto resistente, ben controllata grazie all’impiego di diserbi in pre-emergenza».
«Per l’anno 2020 si prevedono superfici stabili nella nostra provincia ma – conclude Gilioli – uno dei problemi da rilevare è stato e presumo sarà così anche quest’anno, un aumento spropositato di piccioni nella fase di post semina, che ha costretto numerose aziende a dover riseminare». –
Andrea Tebaldi
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