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Il boom delle ostriche Ma l’ Iva resta alta

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Goro.Tutti pazzi per le ostriche made in Italy, che tra Natale e Capodanno hanno registrato un aumento delle richieste del 20%. Considerate una vera prelibatezza, non hanno nulla da invidiare a quelle francesi per prezzo, gusto e polposità. L’Italia, dopo la Francia, è tra i principali consumatori di ostriche, quasi tutte però importate perché la produzione nostrana non supera le 170 tonnellate l’anno, contro le 120 mila tonnellate francesi. Un mercato sul quale si investe da circa 10 anni e che ancora non riesce a soddisfare le numerose richieste. A oggi ci sono una decina di impianti sulle coste di Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Marche, Puglia e Sardegna. Ma c’è chi ha fatto uno sforzo in più, come la Cooperativa Sant’Antonio di Gorino, che ha creato una filiera tutta italiana, l’unica a livello nazionale, partendo dal seme non importato e prodotto proprio nella sacca di Goro, per arrivare alla tecnologia con un innovativo sistema di produzione brevettato. Il risultato è l’ostrica d’oro di Goro venduta con il marchio “Golden Oyster”.

Un prodotto che ha destato molto interesse e che è stato apprezzato anche da Jean Baptiste Doll, direttore commerciale di Marinove, azienda francese leader del settore. Quello dell’ostricoltura nazionale è un settore destinato da tempo a crescere se non fosse per una tassazione sproporzionata. Infatti se in Francia le ostriche sono considerate alla stregua di una baguette con l’Iva al 6%, in Italia, invece, sono un prodotto di lusso con l’Iva al 22%. –

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