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Sfratto da Palazzo Patrignani Il servizio di aiuto è sospeso

Katia Romagnoli
Sfratto da Palazzo Patrignani Il servizio di aiuto è sospeso

La raccolta e redistribuzione di indumenti per bisognosi non è più possibile La volontaria Beltrami: «Nella sede di via Marina mancano arredi e telefono»

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COMACCHIO. Dal 2013 al piano terra di Palazzo Patrignani, accanto agli sportelli del centro per le famiglie “La libellula”, era operativo il servizio “Di casa in casa”, dedito al recupero e alla distribuzione, a persone in condizioni disagiate, di indumenti usati in buono stato.

SENZA CASA

Il trasferimento provvisorio del centro per le famiglie a Porto Garibaldi, a causa degli imminenti lavori di ristrutturazione di Palazzo Patrignani, dichiarato inagibile da una perizia tecnica, non è stato accompagnato dal trasloco del servizio “Di casa in casa”, gestito da Ida Beltrami, attivissima volontaria Auser.

«C’era chi, dopo le feste di Natale, trovava chiuso il portone di Palazzo Patrignani – commenta amareggiata Ida Beltrami – e lasciava sul marciapiede sacchi pieni di indumenti, che mi venivano consegnati da distribuire alle persone in difficoltà. Ora queste stesse persone vengono a cercarmi in piazza e alcuni me li trovo persino davanti alla mia porta di casa e non so come fare: mi piange il cuore».

Il progetto di recupero, risanamento del sotto tetto, ripristino delle facciate e restauro conservativo di Palazzo Patrignani, giunto alla progettazione definitiva ed esecutiva, ha comportato il trasferimento, dal 7 gennaio scorso, degli sportelli del centro famiglie nella sede di Porto Garibaldi, in via Teano, che già ospita delegazione comunale e Informagiovani. Non è andata nello stesso modo per il servizio “Di casa in casa”, gestito con costanza e dedizione da Ida Beltrami, volontaria 75enne che preserva il candore e lo spirito di una ragazza.

«Non si sa quando posso riprendere, anche se il Comune mi ha assegnato la vecchia sede del dispensario di via Marina, – prosegue Ida Beltrami –, ma non è ancora stato arredato e dotato di telefono. Io sono molto dispiaciuta, perché quella non era più la mia seconda casa, ma addirittura la prima, dato che c’era e c’è tanta richiesta di aiuto e trascorrevo tutti i giorni in quelle stanze di Palazzo Patrignani a sistemare indumenti, scarpe, oggetti per l’infanzia, che la gente di buon cuore donava, sapendo che l’avrei subito ceduta alle famiglie bisognose».

NEL GARAGE

Dopo i primi giorni di chiusura, risalenti all’antivigilia di Natale, Ida Beltrami ha accettato lo slancio di un’amica di Comacchio, che le ha messo a disposizione il proprio garage, per sistemare indumenti e scarpe in arrivo da chi, durante le vacanze natalizie, riordinava gli armadi di casa, liberandoli del superfluo. Ma la volontaria ha dovuto mettere un freno a questo slancio, perché, seppur compiuto a fin di bene, «non potevo continuare a riempire un garage, senza sapere quando potrò riprendere a svolgere un’attività che tuttora resta sospesa. I tecnici mi hanno riferito che è vietato persino entrare a Palazzo Patrignani, per recuperare tutti gli indumenti e le scarpe che distribuivo tutti i martedì pomeriggio e che se mi azzardassi, rischierei una multa».

Ida Beltrami nutre la speranza che la situazione si sblocchi a breve, per poter continuare a tendere la mano ai bisognosi, che ora la fermano per strada. —

Katia Romagnoli

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