Una giornata di studi per ricordare il cronista e ricercatore argentano
Galassi nacque a San Biagio nel 1890 e morì a Roma nel 1957 Studiò nella capitale, visse in Egitto e poi fondò il “Giornale d’Oriente”
il personaggio
«Al di sopra di una determinata quota, che logicamente deve essere molto elevata, l’arte non può ammettere di essere identificata, ed insieme scissa, nelle varie forme che essa sa ispirare: l’arte, quando si innalza ad un livello veramente elevato, non può essere che una ed una sola, anche se diversi e tutti ugualmente validi, sono i mezzi di cui si avvale per esprimersi». Così era solito rispondere l’argentano Giuseppe Galassi, a chi criticava o addirittura pretendeva di ironizzare sulla sua versatilità di interessi in ambito artistico e pari fervore nella ricerca scientifica sulle forme d’arte più disparate.
IL PERSONAGGIO
Galassi nacque a San Biagio il 12 gennaio 1890, 130 anni fa. Lo studioso morì poi a Roma il 29 luglio 1957. Al dipartimento dei beni culturali di Unibo, sede di Ravenna, si sta rinnovando l’interesse per l’opera di questo studioso e si sta progettando una giornata di studi ed una pubblicazione a carattere multidisciplinare che, se pure tardivamente, possa rendere noto un personaggio che ha speso la sua vita nella ricerca e nello studio. Alcuni argentani appassionati di storia, hanno svolto una ricerca su questo sanbiagese doc al quale il Comune di Argenta dedicò una delle vie più importante del centro.
È la ricerca su un giovane orfano di padre, che crebbe e studiò a Ravenna, seguito dalla madre e dallo zio parroco. Poi si trasferì a Roma, dove risiedette in varie riprese, e s’iscrisse all’università, facendo giornalismo per vivere. Contemporaneamente divenne assistente e collaboratore dell’illustre storico dell’arte Adolfo Venturi.
STUDIO CHE PASSIONE
Studioso indefesso, acuto critico d’arte, pubblicista, cominciò con saggi sui mosaici ravennati, collaborando sino alla fine a vari giornali e riviste. In Egitto, dove soggiornò dal 1930 al 1940 fondò il “Giornale d’Oriente”. Per il “Corriere Padano” condusse vivaci campagne giornalistiche; tra queste si ricorda soprattutto quella per la creazione a Ravenna di una “Zona del silenzio” intorno alla tomba di Dante che fu poi attuata. Dopo molti anni dedicati prevalentemente al giornalismo, riprese l’attività scientifica. Nel ’42 pubblicò “Tehenu e le origini mediterranee della civiltà egizia” che gli ha dato grande fama tra gli egittologi. Nel 1953 ripubblicò completamente rifatta l’opera della sua vita: “Roma o Bisanzio, Il congedo classico e l’arte nell’Alto Medioevo”.
Aveva assicurato che il 10 agosto 1957 sarebbe intervenuto all’inaugurazione della Mostra dei quadri musivi cristologici, purtroppo l’improvvisa e prematura scomparsa glielo impedì, ma fu in quell’occasione menzionato e commemorato da mons. Giovanni Mesini, che, quale direttore di “Felix Ravenna” e suo conterraneo, lo elogiò aggiungendolo alla serie dei benemeriti illustratori dei monumenti ravennati. —
Giorgio Carnaroli
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