Lettura fra i problemi dell’Italia Le proposte di Simoni in Senato
Martedì l’autore comacchiese invitato dai senatori Boldrini e Rampi «I social rubano tempo alle nostre vite e portano impoverimento»
l’evento
Per uno che di mestiere fa lo scrittore andare a parlare in Senato non è certo un fatto abituale. Martedì alle 11, in sala Isma del Senato (in piazza Capranica a Roma), l’autore comacchiese Marcello Simoni è stato chiamato a parlare di crisi della lettura, ma anche di storia, editoria e democrazia. L’invito gli è arrivato dal senatore ferrarese Paola Boldrini, che assieme al collega Roberto Rampi ha organizzato questo dialogo moderato dalla giornalista ferrarese Camilla Ghedini.
«che sorpresa»
«Quando mi è arrivata questa proposta dalla senatrice - dice Simoni -, ricordo che risposi ingenuamente “Certo, fissiamo la data”, rendendomi conto solo in un secondo momento che ero stato chiamato in Senato. Sono felice, soprattutto del fatto che, ovviamente previa registrazione, sarà un incontro aperto a tutti».
Diversi i temi dell’incontro, da come è cambiato l’uomo nei secoli rispetto al potere, al rapporto tra sviluppo e archeologia, fino al legame tra editoria e democrazia. «Intanto, sono felice di parlare di uomo e potere. In fondo, se parliamo di narrativa i politici da sempre non fanno bella figura, pensiamo alle storie di Robin Hood per arrivare a I promessi sposi. Ma, personalmente, sono stato sempre affascinato dal potere della conoscenza, celebrato magnificamente da Il signore degli anelli, perché la sapienza è sempre stata cercata dai monarchi per governare il popolo».
pochi lettori
Uno dei motivi che ha spinto la Boldrini ha organizzare questo incontro è il dato preoccupante sui lettori in Italia. «Magari avessi la soluzione... Posso dire di essere in una posizione privilegiata, perché ho uno zoccolo di lettori che permette a me e ad altri importanti colleghi di avere dati di vendita rassicuranti, lettori informati e aperti di mente. Ma dal mercato arrivano segnali preoccupanti, libri di personaggi dello spettacolo o influencer che vendono aria fritta, nessuna trama o argomento, quindi i “veri” dati di lettura sono ancora più bassi. Se poi andiamo a vedere le vendite nella saggistica. Credo non manchi il tempo di leggere e neppure sia una questione economica, purtroppo i social rubano tempo fisico e mentale, ne è nata una dipendenza che porta a impoverimento culturale e sociale».
«Per quanto mi riguarda, con la mia casa editrice cerco di incuriosire i lettori, mettendoci sempre grande passione. Ma serve l’aiuto di tutti, anche della tv che non educa affatto, facendo vedere persone senza qualità che “arrivano nella vita”. Non può e non deve funzionare così. E da archeologo non mi stanco di dire che le discipline cosiddette “noiose” contengono forti suggestioni e sono importanti per fare ricerca. La cultura in verità si può considerare un gioco divertente, che ci fa crescere. Penso si potrebbe ridare vigore a queste materie, partendo dalla scuola». —
D.B.
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