Omicidio Willy Branchi Tutto scritto in una lettera consegnata nel 2014 «La strada è quella giusta»
L’avvocato Bianchi: «Le indagini stanno confermando quelle frasi Chiediamo a chi l’ha scritta di mettersi in contatto con la famiglia»
il caso
Un altro tassello, non di poco conto, va ad aggiungersi al quadro che pian piano prende forma e che potrà forse arrivare a raccontare la morte di Willy Branchi, il giovane di Goro ucciso barbaramente 31 anni fa. Carlo Selvatico, fino ad oggi indagato per false informazioni dal Pm è stato iscritto nel registro degli indagati per favoreggiamento perché ha in qualche modo aiutato ad eludere le indagini.
E intanto una lettera anonima inviata agli investigatori privati nel 2014 torna sul tavolo dell’avvocato della famiglia Branchi, Simone Bianchi, quale punto non di partenza ma di arrivo.
le indagini
Carlo Selvatico, già indagato per aver reso false testimonianze al Pm, vede una nuova iscrizione nel registro degli indagati per favoreggiamento. Selvatico, adesso difeso d’ufficio dall’avvocato Ciccia, è accusato di aver aiutato qualcuno ad eludere le indagini. «Con l’iscrizione di Selvatico – spiega l’avvocato Bianchi –, tutti i tasselli stanno trovando la giusta collocazione. Willy Branchi è stato ucciso e lo sfondo è senza alcun dubbio quello della “perversione sessuale” come ben definito da don Tiziano Bruscagin».
la lettera
Ma non finisce qui. A dare forza a quanto sostenuto dall’accusa, una lettera anonima «arrivata nel 2014 – va avanti l’avvocato – e che solo oggi trova giusta collocazione». La lettera è arrivata nella sede della SecurTeam ed indirizzata all’investigatore privato che si stava occupando del caso ed è scritta «da persona che sa muoversi ed esprimersi molto bene - fa notare l’avvocato Bianchi -. Chi l’ha scritta non sarebbe stato testimone diretto ma i fatti gli starebbero stati raccontati: Willy finito in un giro di orge, Willy portato a Lido Volano in appartamenti vuoti». “Ho qualche remora nel fare nomi - si legge nella lettera -, nomi che non conosco con esattezza. Mi è stato detto che Willy è stato ucciso sulla riva del fiume Po, finito con una pistola per maiali, con un chiodo conficcato in viso. Non so se sia vero, non so altro. Ho deciso di contattarvi nel timore che nessuno in paese trovasse il coraggio per farlo”.
Nella lettera «c’è tutto quello che è venuto fuori poi con gli anni - va avanti l’avvocato -, ed è stata scritta quando ancora nulla era trapelato sulla vicenda. Adesso tutto torna, ogni cosa è stata alla fine verificata». Perché mostrarla oggi? «Perché è la dimostrazione che la pista seguita è quella giusta. Chiediamo quindi a chi l’ha scritta di farsi vivo, di indicare almeno il nome della sua fonte». La verità potrebbe dunque essere molto vicina. —
Annarita Bova
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