L’ultimatum è scaduto Ma il sindaco non parla Opposizione critica
JOLANDA DI SAVOIA. Il commento più simpatico su Facebook è quello di ieri sera di un amico di Paolo Pezzolato, il quale chiede al sindaco di Jolanda - in dialetto - che decisione ha preso. Sì, perché le 48 ore annunciate venerdì pomeriggio scadevano ieri alle 15 e pur non volendo essere fiscali, i cittadini di Jolanda a questo punto si aspettano una risposta e una spiegazione.
«Non ho niente da dire e non rilascio alcuna dichiarazione». Ci ha risposto così Pezzolato ieri pomeriggio all’ennesima telefonata, ma senza dare spazio ad altre domande, interrompendo bruscamente la chiamata. È passata così un’altra giornata senza alcuna novità ufficiale sull’annunciata ipotesi di dimettersi da primo cittadino. Un pensiero reso pubblico sulla propria pagina Facebook, dando il via ad una ridda di commenti, considerazioni e ipotesi, non avvalorate da alcuna spiegazione, visto che né il sindaco, tantomeno la sua vice Elisa Trombin hanno risposto alle domande, non solo quelle dei giornalisti. Pezzolato che ha pure rinunciato alla cerimonia dei monarchici di ieri a Roma, nella quale doveva parlare prima del principe Emanuele Filiberto di Savoia e della collega romana Virginia Raggi. Evento importante in vista di una iniziativa nazionale preannunciata proprio a Jolanda il prossimo autunno.
la protesta
Inevitabile che sul tema intervenisse la lista d’opposizione Voltiamo Pagina con una lunga nota sul pensiero di dimissioni di Pezzolato: «Per il dovuto rispetto nei confronti dei cittadini un’affermazione di così grande importanza per una comunità dovrebbe essere accompagnata da dovute e chiare motivazioni. Ma così non è stato. Un sindaco quando presenta, o anche solo ipotizza le proprie dimissioni, quando non provengono da motivazioni personali, significa che ha valutato attentamente la situazione della propria gestione del Comune e ha fatto un bilancio non positivo tra le cose fatte e quelle che avrebbe dovuto fare, su come le ha fatte e come avrebbe dovuto farle. Se un sindaco decide di dimettersi, significa che non ha più i presupposti per poter governare il proprio Comune», conclude Gabriella Dellacecca. —
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