La Lega agita il caso Jolanda «Comune discriminato dalle amministrazioni Pd»
Alan Fabbri attacca Comacchio e Riva del Po dopo la fine del prestito di tre dipendenti «Accordi revocati dopo la candidatura Trombin nel centrodestra. Bonaccini chiarisca»
il caso
Spunta un caso Jolanda di Savoia nell’ultimo scorcio di campagna elettorale. E riappare in pubblico il suo sindaco, Paolo Pezzolato, che venerdì aveva annunciato su Facebook la possibilità di dimettersi: non in municipio (dove da giorni non si fa vedere) bensì sotto al palco del comizio comacchiese di Matteo Salvini.
È lì che viene lanciata la “bomba”: Jolanda sarebbe discriminata da Comuni a guida Pd, dopo che il vicesindaco Elisa Trombin si è candidata nella lista che sostiene Lucia Borgonzoni. All’accusa, respinta con fermezza dai sindaci chiamati in causa (Marco Fabbri per Comacchio e Andrea Zamboni per Riva del Po e Unione Terre e Fiumi) segue la richiesta di chiarimenti a Stefano Bonaccini.
l’accusa
È proprio Salvini ad anticipare la mossa: «Mi è stata segnalata qualche stranezza – dice a Comacchio il leader leghista –, penso ci saranno sorprese interessanti nelle prossime ore. A proposito dell’arroganza del potere di sinistra che si vendica sui cittadini e sui sindaci che non sono allineati».
Tutto si fa più chiaro poco dopo, con la denuncia del sindaco di Ferrara e vicepresidente regionale Anci Alan Fabbri e di Alessandro Canelli, primo cittadino di Novara e delegato Anci per la finanza locale, entrambi leghisti. «Le amministrazioni a guida Pd – dicono i due – hanno revocato l’accordo di collaborazione con il Comune di Jolanda di Savoia, in provincia di Ferrara, che poteva contare su tre dipendenti in più e ora si trova in difficoltà. Il cambio di rotta è scattato, guardacaso, dopo la candidatura del vicesindaco di Jolanda di Savoia, Elisa Trombin, a sostegno di Lucia Borgonzoni».
La vicenda riguarda tre dipendenti in comando a Jolanda, ovvero “prestati” a un ente che non può assumere poiché è in stato di pre-dissesto finanziario. Un accordo tra le parti bruscamente interrotto e secondo la Lega c’entra la politica. A detta di Fabbri e Canelli, «dal 27 dicembre, data dell'ufficializzazione della candidatura della Trombin, i dipendenti sono stati revocati dal servizio a Jolanda prima della scadenza delle convenzioni. Si tratta di un vigile (proveniente da Comacchio, il cui sindaco è candidato col Pd), un responsabile amministrativo di segreteria (proveniente da Riva del Po, Comune guidato dal Pd) e un funzionario di Ragioneria (da Unione terre e fiumi, Pd in maggioranza)». Ecco quindi l’attacco, «negare l’apporto di tre dipendenti su undici lavoratori complessivi compromette i servizi ai cittadini – dicono Fabbri e Canelli –. Come mai tutto è partito proprio dalla chiusura delle liste? Il Pd locale e Bonaccini chiariscano. Sarebbe gravissimo se avessero usato le istituzioni, penalizzando i cittadini, per fini elettorali».
INTANTO, A jOLANDA
Nelle stesse ore in cui partiva la bordata leghista, a pochi chilometri di distanza, a Jolanda si cercava una persona. Non una qualsiasi: il sindaco quasi dimissionario e sicuramente “uccel di bosco”.
In municipio è tutto un allargare le braccia e un consultare i social, in attesa di un aggiornamento da parte di Pezzolato. Al primo piano, le luci sono spente nel suo ufficio. Inutile bussare, nessuno risponde. Sbucano due funzionarie comunali: «Guardi che lo stiamo cercando anche noi – dicono – e non da oggi. Qui è da giovedì che non si fa più vedere. Poi venerdì quel post su Facebook, che non potevamo prevedere. Cosa può essere successo non lo sappiamo proprio. C’entra la Trombin? Boh. Noi continuiamo a lavorare, però...».
In paese, la vita prosegue. Nella Jolanda che di “cognome” fa Savoia, con un sindaco dimezzato c’è sicuramente più anarchia che monarchia. «Sì, i nostri clienti ne parlano – dice la titolare dell’edicola, che si trova a pochi metri dal municipio – ma di Pezzolato nessuna traccia. Le 48 ore dell’ultimatum (il periodo dopo cui il sindaco aveva promesso di chiarire la sua posizione, ndr) sono scadute, vero?». Al bar Sport stessa storia. «Lo si vede più in foto sui giornali che di persona: metà del paese non l’ha mai visto», dice un avventore. Inconsapevole che proprio in quel momento Pezzolato sbucava a braccetto con Salvini. Al centro della campagna elettorale. —
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