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Salvini tra selfie, canali e vongole «In Emilia c’è troppa burocrazia»

Giovanna Corrieri
Salvini tra selfie, canali e vongole «In Emilia c’è troppa burocrazia»

Il leader leghista: vogliamo ribaltare le regole europee che ci penalizzano, i pescatori non devono fare i geometri

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«Che bel freschino», ha esordito ieri a Comacchio per il tour elettorale Matteo Salvini, con la voce un po’roca e lo smanicato, sostituito alla tappa successiva da un giubbotto più pesante omaggio della cooperativa “Logonovo”, dove il leader nazionale della Lega ha toccato con mano i cinque quintali di vongole fresche di pesca e promesso ai pescatori meno burocrazia.

Poi la visita a Goro, accolto dallo striscione “Matteo per te le barricate non ci sono” , e la promessa che “quando vinceremo andrò a festeggiare anche a Gorino” .

Tour elettorale

Tre tappe, tre comizi e tre palchi, sempre intervallati dagli immancabili selfie, da cui Salvini si è appellato agli emiliano romagnoli «perché è vero che siamo in vantaggio per la prima volta in settant’anni ma il 26 gennaio il voto di ogni donna e di ogni uomo può essere quello che fa la differenza» .

La sveglia del leader leghista è suonata presto ieri: alle 9 Salvini era già a colloquio con il sindaco di Ferrara Alan Fabbri e la vice di Jolanda di Savoia, Elisa Trombin, che l’avevano raggiunto nel B&B di Comacchio dove aveva trascorso la notte. Ma i due si sono presto dileguati lasciando che Salvini si dirigesse a piedi con la deputata Maura Tomasi sul palchetto allestito in piazza Folegatti per il comizio: lungo la strada il leader leghista non ha potuto fare a meno di notare i tanti negozi in affitto o in vendita causa, spiegava Tomasi, di certe politiche di governo di sinistra e che il centrodestra non ripeterà. Perché, sottolineava Salvini sul palco di Comacchio e più tardi su quello di Goro, «noi vogliamo una regione Emilia Romagna terra di gru, dove si torni a lavorare e si torni ad aprire negozi. A Comacchio è una strage, affittasi e vendesi ovunque e così si spengono le luci e i negozi. Ma i geni del Pd – ha proseguito Salvini – danno le autorizzazioni ai mega centri commerciali che faranno chiudere altri negozi. E noi vogliamo ripartire dai piccoli, che non piacciono al Pd perché preferisce i più grandi, che sono più controllabili. I piccoli imprenditori ragionano con la propria testa e noi abbiamo bisogno di gente libera che ragioni con la propria testa e non dipenda dal partito».

Appello ai pescatori

Ma oltre a “terra di gru” l’Emilia Romagna, proseguiva il leader leghista, «deve diventare una terra con meno burocrazia: i pescatori – ha detto alla cooperativa’Logonovo’– devono fare i pescatori e non i geometri. E per uscire in mare non devono compilare moduli e registri».

Ai pescatori ha poi ricordato le «nostre battaglie per la pesca italiana: ci prendevano per matti quando combattevamo per le vongole, che abbiamo vinto evitando che saltassero centinaia di posti di lavoro; o quando abbiamo combattuto contro la direttiva Bolkestein perché le spiagge degli emiliano romagnoli vanno gestite da emiliano romagnoli e non può arrivare su indicazione dell’Europa qualcuno dall’altra parte del mondo a gestirle» .

E, sempre considerando «la follia della burocrazia europea che noi vogliamo ribaltare», Salvini citava ai pescatori comacchiesi i loro «colleghi della marineria di Bagnara, che fanno pesca all’amo e hanno il problema delle quote tonno e delle quote spada: loro hanno la quota spada ma se pescano all’amo il tonno, che non sa che non può abboccare e non conosce la normativa europea, rischiano il reato penale. È più pericoloso – riassumeva Salvini – pescare tonni che spacciare cocaina per le vie di Comacchio».

E dai palchi Salvini ha anche parlato della proposta di legge «dell’attuale governo per aumentare l’età per andare in pensione», ha lanciato l’idea dell’addizionale Irpef a zero («Perché in Veneto si può e in Emilia Romagna no? Ci proviamo? » ), e preso con filosofia gli sviluppi del caso Gregoretti: «sono tranquillo – diceva ancora in mattinata – difendere la sicurezza di un paese è il dovere di un politico». A Goro ha ricordato «le tante battaglie fatte. Qualcuno pensava che questo dovesse diventare il campo profughi dell’Emilia Romagna e invece a Goro ci sono prima gli italiani e poi ci occuperemo del resto del mondo»; e sempre a Goro ha citato Ferrara come un esempio. Il caso Solaroli? «Ferrara è uno dei Comuni meglio amministrati in Italia e vado orgoglioso di come la Lega amministra la città. Solaroli dovrebbe dimettersi? Parlo di cose serie, non di... », è stata la risposta di Salvini, accingendo all’ennesima postazione selfie. —

Giovanna Corrieri

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