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Allarme frutticoltura: «Cinquemila imprese a rischio nel distretto»

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BONDENO. Il 30 gennaio o si fa la storia del settore o si chiude. Sembra un ultimatum, in realtà è il grido d’allarme della frutticoltura emiliana, lanciato lunedì sera nel corso di un incontro in pinacoteca sulle problematiche più attuali.

Relatore della serata, organizzata da tutte le associazioni di categoria (Confagricoltura, Coldiretti, Unima, Cia e Terre Matildee), è stato il presidente nazionale della sezione frutticola di Confragricoltura, Albano Bergami.

un 2019 orribile

«In un distretto racchiuso in quattro province, tra cui Ferrara, si produce circa il 70% delle pere nazionali. Lo scorso anno abbiamo vissuto la tempesta perfetta: tra cimice asiatica e maculatura bruna, la perdita del raccolto ha prodotto circa un terzo della pera, rispetto alla stagione record del 2011 – rivela Bergami –. Vuol dire che 5mila aziende nostrane, con 20mila addetti complessivi (la somma di Ilva e Alitalia) è a rischio: non sono sicuro che la politica ne abbia la percezione». «Il mondo vede gli imprenditori agricoli come inquinatori, anziché come i custodi del territorio – ha rincarato la dose il sindaco Fabio Bergamini –. I delegati italiani al Parlamento europeo hanno votato contro i nostri interessi, sulla questione delle molecole disponibili all’agricoltura, che sono state messe al bando».

ATTESA PER I RIMEDI

La strada per affrontare la cimice asiatica, allora, potrebbe essere quella dell’introduzione degli antagonisti naturali (come la cosiddetta “vespa samurai” proveniente dall’Asia), ma «il Ministero non ha ancora emesso le linee guida per regolare la sua introduzione. Teniamo presente che ci vorrà qualche anno per vedere i primi effetti e non sono sicuro che le aziende colpite possano durare tanto», mette in guardia Bergami. Il quale si dice maggiormente preoccupato per la maculatura, dal momento che gli agro-farmaci disponibili dopo le restrizioni rimangono pochi.

I limiti degli interventi messi in campo finora a tutela del settore sono i ritardi nella perimetrazione delle zone colpite, il mancato scorporo della frutticoltura rispetto al resto della produzione delle aziende colpite, il quale limita l’accesso al ristoro per i danni subiti. Senza contare la proposta di sospensione dei mutui, ancora senza un decreto dopo la lunga gestazione dell’accordo tra Ministero delle Politiche agricole ed Abi. —

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