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Bufera dopo lo spot di Salvini La Rai manda il Pd con don Matteo

Il leader leghista in onda all’intervallo della partita Juve Roma Bonaccini: clamoroso, servono sanzioni. Si muovono Salini e Agcm 

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IL CASO

Scoppia la bufera dopo l'intervento di Matteo Salvini andato in onda nello spot di Porta a Porta durante l'intervallo di Juve-Roma (seguita da 3,7 milioni di spettatori) e la Rai è costretta a correre ai ripari, concedendo uno spazio analogo al segretario Pd, Nicola Zingaretti. Era stato proprio lui l’altra sera ad insorgere, quando, invece del solito lancio neutro, il conduttore Bruno Vespa aveva dato spazio alle parole del leader della Lega che ha spiegato perché votarla a pochi giorni dalle elezioni in Emilia Romagna e Calabria. Dopo il fuoco di fila dei Dem, ma anche di M5s, Italia Viva, Leu, l'ad Fabrizio Salini ha aperto un'istruttoria per individuare le responsabilità di quanto accaduto e la prima rete ha raccolto la proposta di Vespa, che ha subito ammesso, «per una svista della redazione», di aver concesso più tempo e un «impatto politico maggiore» a Salvini rispetto agli avversari, aprendo a un riequilibrio andato in onda sera durante l'intervallo della fiction Don Matteo. «Quanto accaduto, a pochi giorni dalle elezioni regionali, è oggettivamente grave», commenta il presidente Agcom, Angelo Marcello Cardani, chiedendo alla Rai di porre immediatamente rimedio e annunciando che il caso verrà affrontato lunedì prossimo dal Consiglio dell'Autorità. Zingaretti accoglie positivamente la decisione dell'azienda di correre ai ripari, dopo aver «riconosciuto l'errore», ma nel Pd è ormai quotidiano l'attacco all'ad.

«La Rai è allo sbando, perde ogni giorno ascolti e credibilità», tuonano i parlamentari dem in Vigilanza, invitando Salini a agire o a dimettersi. A far sentire la propria voce, all'interno del cda di Viale Mazzini, è anche Rita Borioni, chiedendogli in una lettera aperta «un intervento immediato e netto». Quello dell’altra sera è solo l'ultimo di una serie di casi denunciati dal Pd per dimostrare mancanza di pluralismo in Rai a vantaggio di Salvini: oltre ai tg, in settimana era finito nel mirino anche Cartabianca sulla terza rete. «È una cosa clamorosa. Il servizio pubblico non ha fatto bene il suo mestiere. Servirebbero sanzioni», ha attaccato Stefano Bonaccini.

«Mica mi occupo degli spot in onda o dei palinsesti Rai, per qualsiasi cosa è sempre colpa mia», commenta Salvini, mentre dalla commissione di Vigilanza Massimiliano Capitanio parla di «sterile polemica del Pd». Con i suoi rappresentanti nella bicamerale, il Movimento 5 Stelle giudica «poco credibile» il riferimento di Vespa a una svista, trattandosi di «un conduttore navigato», così come Leu che parla di «grave scorrettezza». Da Italia Viva Matteo Renzi aveva chiesto sì un riequilibrio, ma a favore di Bonaccini, non di esponenti nazionali. Il rischio - evocato dall'Usigrai - è che ora la Rai venga sanzionata. «Una opera d'arte che rischia di costare una multa salata alla Rai - avverte in una nota il sindacato dei giornalisti della tv pubblica -. E nel caso chi la pagherà? Le casse della Rai, e quindi i cittadini». —

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