L’avvocato di Solaroli «Nessuna pressione Un caso strumentalizzato»
la replica
L’avvocato Carlo Bergamasco, legale di Stefano Solaroli, interviene in relazione all’esposto di Mario Zamorani, di cui gli organi di stampa hanno dato notizia.
«Leggo che la fattispecie di reato adombrata nell’esposto - dichiara il legale - sarebbe la tentata concussione. Mi sento in dovere di segnalare che questa ipotesi appare, in base a quelli che sono i contorni noti della vicenda, difficilmente fondata, forse addirittura fantasiosa. La concussione è un reato che presuppone una costrizione, esercitata da un pubblico ufficiale abusando della propria funzione, con lo scopo di farsi dare o promettere denaro o altra utilità. L’altro reato ipotizzato, l’induzione prevista dall’art. 319 quater c.p., non prevede la costrizione, ma si fonda sul medesimo presupposto dell’abuso della qualità o dei poteri del pubblico ufficiale. Ora, supponendo che il pubblico ufficiale in questione sia Solaroli, e valutando i fatti alla luce della registrazione audio diffusa dalla trasmissione Piazzapulita, risulta evidente, da un lato, che non c’è stata nessuna minaccia, nessuna pressione, nessuna costrizione. Altre vicende, che hanno recentemente meritato gli onori delle cronache, pur senza la divulgazione di conversazioni registrate, presentano ben più palesi elementi che potrebbero far pensare ad una costrizione, nel senso che propriamente si deve attribuire a questa parola».
Per Bergamasco risulta evidente anche un altro fatto: prospettare la possibilità di impiego in un’azienda privata ben difficilmente può essere considerato un abuso delle qualità e poteri di un consigliere comunale.
«Del resto - continua il legale di Solaroli - già alla luce del servizio di La 7, la natura privata dell’impiego offerto ad Anna Ferraresi è indubitabile. L’amministratore dell’impresa che gestisce il servizio in questione ha rivendicato la sua piena autonomia di gestione, e si deve ritenere che se costui avesse subito una qualche forma di pressione, non avrebbe avuto occasione migliore di rivelarlo, se non durante l’intervista. Ravvisare gli estremi di una “pressione”, nei termini lamentati dall’esposto per come ricostruito, mi sembra un’impresa molto difficile, sotto un profilo giuridico. Mi riesce veramente arduo non cogliere in questa iniziativa l’ennesimo tentativo di strumentalizzazione della Giustizia penale per un fine che io disapprovo profondamente». —
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