Sinteco fallita, cade anche l’ultimo colosso Il tribunale annulla il concordato in corso
L’accordo coi creditori risaliva al 2014: non ci sono più garanzie. Il 20 maggio prima udienza per il conteggio del “buco”
È l’ultima grande azienda di Ferrara dichiarata fallita: una delle tantissime, ma era uno dei pochi colossi del settore edile rimasti nella nostra provincia. La Sinteco Holding srl dell’ingegner Roberto Mascellani è stata dichiarata fallita dal tribunale di Ferrara martedì scorso, il giudice delegato che dovrà seguire le varie procedure post fallimento è Anna Ghedini e la prima udienza per lo stato passivo (l’appello di tutti i creditori) è fissato al maggio prossimo.
Primo accordo nel 2014
Fin qui i dati “pubblici”, depositati sul portale dei fallimenti del tribunale. Ma si tratta di un fallimento diverso dai tanti che abbiamo conosciuto nelle cronache ferraresi, perché in realtà il fallimento è arrivato dal concordato preventivo che era in corso dal lontano 2014: allora tutti i soggetti creditori, in primis, e i giudici del tribunale accordarono fiducia alla Sinteco che aveva presentato un piano per far fronte al “buco” di allora calcolato sui 200 milioni di euro: la Sinteco aveva fornito una serie di garanzie ad hoc – soprattutto l’ingente patrimonio immobiliare – per poter superare il momento di difficoltà dovuto alla crisi e all’evidente tracollo del settore edile prima e del mercato immobiliare di allora, poi continuato nel tempo.
Fallimento anomalo, dicevamo, perché nessuno tra i tanti creditori che reclamavano la somma dei 200 milioni (oggi da aggiornare e la cifra esatta sarà conteggiata solo allo stato passivo) tra cui banche, fornitori e tanti altri “privilegiati” nel corso di questi anni avevano sollecitato i giudici fallimentari ad intervenire perché erano venute meno quelle garanzie iniziali. Lo ha fatto, tuttavia, il commissario Enrico Baraldi (oggi diventato curatore del fallimento), segnalando ormai da tempo al tribunale e ai creditori – da un anno e mezzo – che le condizioni di garanzia erano venute meno.
Garanzie venute meno
In questo modo, l’Agenzia delle Entrate, a fronte di crediti tributari importanti sui quali la stessa Sinteco aveva comunque in precedenza proposto un accordo per il rientro, ha deciso di chiedere il fallimento della società, accolto dal tribunale fallimentare, innescando la procedura che inizierà il 20 maggio prossimo. Dal punto di vista tecnico è stato ritenuto che il concordato fosse da annullare e quindi il tribunale lo ha risolto per inadempimento. Tecnicismi che non spostano la realtà: quella di una azienda che dal 2014 cercava con proprie risorse (soprattutto immobiliari) a fronte di debiti accumulati, di far fronte al “buco”: ma la vendita degli immobili a prezzi inferiori rispetto le previsioni, complice la crisi del settore, avrebbe vanificato ogni sforzo per garantire il concordato. –
Daniele Predieri
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