Sgarbi sale sul palco nel segno di Balbo «Umiliato a Ferrara adesso una mostra»
Il capolista di Forza Italia tra attacchi feroci e pronostici: noi al 51% A seguire il comico Ferrini che spazia tra Bonaccini e il duce
il comizio
La rinascita culturale di Ferrara passerà anche per la celebrazione del gerarca fascista Italo Balbo. Parola di Vittorio Sgarbi, parlamentare del Gruppo Misto ma candidato capolista con Forza Italia alle Regionali, che ieri ha chiuso la campagna elettorale in piazza Trento Trieste.
Accanto alla mostra sul trasvolatore di Quartesana «che non applicò le leggi razziali in Tripolitania, ammirato all’estero e umiliato a Ferrara», Sgarbi ha annunciato l’evento dedicato a Banksy, la destinazione di Palazzo Koch (già sede di Carife)come alternativa ai Diamanti, la riapertura di Casa Minerbi e, guardando ottimisticamente al 2033, le celebrazioni per il cinquecentenario della morte di Ludovico Ariosto.
Il palco
Tra sberleffi e insulti, Sgarbi ne ha per tutti. Perfino per Forza Italia, «un partito con la sua storia già alle spalle e un leader che per età è lontano dai giovani», sentenzia accanto ai compagni di lista Gabriella Garda Bergami, Michele Grillanda e Francesca Spadafora, al coordinatore provinciale Matteo Fornasini, all’assessore Marco Gulinelli e alla consigliera comunale Paola Peruffo. Sul palco anche il comico romagnolo Maurizio Ferrini, fresco di esternazioni pro Borgonzoni, che ha chiuso il comizio con un’imitazione del duce ammiccando a Bonaccini.
Tra il pubblico («pensavo di trovarvi più numerosi», ha ammesso Sgarbi) qualcuno esibisce una specie di gonfalone “Sgarbi Delfino Mangiasardine”. E di sardine tra il pubblico ce n’è qualcuna, a cui Sgarbi non risparmia attacchi veementi: «Siamo uomini o sardine?», tuona, immaginandoli poco istruiti e invitandoli a studiare: «La storia la fanno gli uomini, non le sardine che si vergognano del loro partito e incitano all’odio». E se la sardina ferrarese Lorenzo Donnoli «ha detto di avere come riferimento Liliana Segre», Sgarbi dal palco lo rimbrotta: «Segre non è Moro, non è De Gasperi. Non è un riferimento politico e culturale, ma una testimonianza umana. A Ferrara abbiamo avuto grandi uomini ebrei: Bassani, Ravenna, non c’è bisogno della Segre».
«Abbiamo vinto»
Sull’esito del voto regionale, poi, non ha dubbi. «Domenica vinciamo noi. I dati in mio possesso indicano il centrodestra in vantaggio di sette-otto punti sul centrosinistra: 51% contro il 43%, e i Cinquestelle sul 4-5%». Proprio ai Pentastellati, («hanno perso le stelle e sono diventate una pensione») al fu amico Grillo e soprattutto a Di Maio che osò batterlo alle ultime elezioni politiche, Sgarbi riserva le parole più feroci e in gran parte irriferibili, augurandogli di «tornare a vendere le patatine allo stadio, perché chi vende patatine allo stadio non può fare il ministro degli Esteri, chi non studia non può governare», grida ricordando con Benedetto Croce che «il vero politico onesto è il politico capace».
Sondaggio nazionale
E come la mettiamo allora con Bonaccini? è la domanda: «Perderà, perché quello di domenica è un voto politico, non sulla persona. E Bonaccini ha fatto il grave errore di vergognarsi del partito che gli ha permesso di arrivare dove è arrivato, indebolendo il Pd». Borgonzoni invece «incarna la Lega, il partito che nel Veneto ha preso il posto della vecchia Dc, e che in Emilia Romagna prende ora il posto del vecchio Pci». Per questo, incalza, «il voto in Emilia Romagna è un grande sondaggio nazionale e ad aprile si tornerà alle urne per mandare a casa questo governo grottesco, dove governa chi ha perso». La stoccata è anche per «il mio amico Dario Franceschini che è tornato a fare il ministro dei Beni Culturali, quando al suo posto dovrei esserci io», si sfoga non sapendo forse che in caso di vittoria Berlusconi lo vorrebbe assessore regionale. —
A.M.
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