La Nuova Ferrara

Ferrara

Tutti i “gioielli” della Sinteco Un pezzo di città nel fallimento

Daniele Predieri

Ecco i numeri e cosa cambia dopo lo stop al concordato Sì al market in via Zandonai, invenduta area ex Campiverdi

3 MINUTI DI LETTURA







In ogni parte della città, dal centro storico alla prima periferia, c’è un pezzo della Sinteco. O meglio ciò che era di proprietà della Holding capofila di diverse società che faceva capo all’ingegner Roberto Mascellani: Sinteco che più di ogni altra azienda ferrarese ha disegnato la storia economica (l’ultimo dei colossi rimasti), sociale e sportiva (il basket dei tempi d’oro e tante altre iniziative) della nostra città. E allora, occorre chiedersi come cambierà la città con il fallimento della società Sinteco Holding deciso dal tribunale di Ferrara.

Nulla cambia

Partiamo dagli immobili che facevano parte del patrimonio di Sinteco e che nell’arco degli ultimi 5 anni, dal 2014 ad oggi quando l’azienda venne ammessa al concordato (l’accordo con i creditori per andare avanti), sono stati ceduti. Primo punto fermo: tutto ciò che è stato deciso per tutti gli immobili venduti dal 2014 ad oggi non verrà modificato. Le cessioni in fase esecutiva avranno stabilità, e primo tra tutte l’operazione conclusa da tempo nell’immobile Ex Fiat di via Zandonai, all’interno del quale si insedierà un market dei casalinghi e a breve dovranno iniziare il lavori di sistemazione interni del contenitore che ospitava la concessionaria d’auto. Tra i tanti immobili ceduti, anche quello che era il marchio di Sinteco: primo tra tutti, il palazzo in via Ripagrande, nei decenni quartier generale di Sinteco Holding, con tutte le società satellite. Quindi, nel conto degli immobili ceduti durante il concordato, c’è anche tutto il complesso di via Piangipane, così come tutti i vari edifici di Darsena City: tuttavia, di tutta la zona in Darsena interessata dalle operazioni di costruzione prima e immobiliari poi del gruppo Mascellani, unico bene rimasto l’area della ex Riseria Campiverdi, sotto il ponte della Pace e verso Darsena City, ancora oggi non edificata.

Un’area che ora finirà, come tutti gli altri beni del patrimonio Sinteco non ancora ceduti (complessi a Baura, nel Bolognese e altri) nel monte passivo del fallimento. Su quanti siano gli immobili e i relativi valori, quali i numeri del “buco” rimasto e quanti possano essere oggi i creditori – privilegiati che chirografari – tutto si potrà conoscere con certezza solo a maggio, con la prima udienza dello stato passivo davanti al giudice delegato Anna Ghedini. Il 20 maggio, primo atto che verrà coordinato dal giudice e dal curatore fallimentare Enrico Baraldi, che fino alla dichiarazione del fallimento era stato il commissario del concordato Sinteco.

Come già spiegato, il concordato era stato siglato nel lontano 2014 sulla base di un piano «articolato», si legge nell’atto di omologa del tribunale, della durata di 6 anni: mancavano 10 mesi alla conclusione della procedura, annullata dal tribunale poiché uno dei creditori, Agenzia delle Entrate, ha chiesto il fallimento di Sinteco, accolto pochi giorni fa dai giudici che hanno risolto il concordato per inadempimento.

Concordato traballante

In realtà, il concordato traballava da tempo: nelle relazioni semestrali del commissario Enrico Baraldi venivano segnalate difficoltà nel garantire i numeri del piano 2014. Che però allora aveva «presupposti di fattibilità», scrivevano i giudici. Piano che nel tempo, ribadiva nello stesso atto il commissario Baraldi, «dovrà essere oggetto di accurata verifica nel corso della procedura» e «dal mancato rispetto del cronoprogramma del piano (cessioni e i rimborsi ai creditori, ndr) potrebbero derivare conseguenze dannose e pregiudizievoli per i creditori stessi». Come è accaduto, oggi dopo 5 anni. –





Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google