Bonaccini respinge l’assalto di Salvini Nel Ferrarese ancora forte l’onda leghista
Il governatore uscente ha battuto la sfidante Borgonzoni, grazie alle roccaforti “rosse”. Ferrara in controtendenza
Bonaccini in testa nella corsa alla presidenza della Regione, la Lega e tutto il centrodestra vincente e anche con percentuali importanti in provincia di Ferrara. Sono queste le indicazioni dello spoglio delle Regionali in Emilia Romagna che si concluso a notte inoltrata, quando si sono fatti i giochi per quanto riguarda la composizione del nuovo consiglio regionale emiliano, comprese le caselle ferraresi che, con i primi dati, potrebbero confermare la composizione della precedente legislatura (due consiglieri al centrosinistra e uno alla Lega). Tutto deciso invece in Calabria, dove la coalizione di centrodestra guidata da Jole Santelli ha stravinto su Pippo Callipo. In entrambe le realtà, sia pure con numeri differenti, il M5s esce molto ridimensionato.
un uomo solo
Ha prevalso dunque un uomo solo al comando, ma non è Matteo Salvini, bensì il modenese Stefano Bonaccini. È il caso di ricordare tra parentesi che il governatore emiliano è stato anche in predicato, per un breve periodo, di salire al vertice nazionale del Pd, prima di lasciare il passo al collega laziale Nicola Zingaretti: questo per dire che un profilo nazionale già l’aveva, e dopo il voto di ieri sarà senz’altro rafforzato. Bonaccini infatti ha svolto tutta la campagna elettorale da solo, partendo dai numeri delle Europee che davano la coalizione di centrodestra avanti di sette punti sul centrosinistra, con tre liste di sinistra a contestagli preziosi voti e pure un candidato del M5s. Non ha voluto i simboli di partito nel stemma, non si è sognato di fare foto assieme a Di Maio e Speranza, e si trovato quasi ogni giorno a doversi confrontare con il più performante dei politici italiani degli ultimi anni, il “pigliatutto” Salvini. Aver messo l’Emilia davanti a tutto, rivendicando costantemente il «buon governo» e lasciando fuori, o almeno cercando di lasciar fuori le polemiche nazionali e la pressione esercitata dal leader leghista sul governo Conte, attraverso questo appuntamento elettorale, evidentemente è risultato vincente.
L’ha salvato, stando alle prime indicazioni, i voti delle storiche roccaforti rosse lungo la via Emilia, da Modena a Ravenna passando per il capoluogo regionale, mentre attorno la marea leghista ha continuato a montare. Ora non sarà facile rispettare i mille impegni presi in campagna elettorale, in particolare su sanità e infrastrutture, ma avrà cinque anni di tempo per farlo, visto che il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale “blinda” il consiglio regionale.
e nel ferrarese...
Tutt’altra musica è stata suonata dagli elettori ferraresi, che si sono trovati in sintonia con la maggioranza degli emiliani solo nella riduzione ai minimi termini del M5s. Per il resto la provincia si allontana ancora di più dal cuore della regione, votando in buona parte per Borgonzoni, anche se le roccaforti come Argenta ancora sembrano tenere. Nel capoluogo provinciale, a Copparo, Bondeno e ancor più nell’Alto Ferrarese, invece, la traversata nel deserto del Pd sembra ancora molto lunga. —
Stefano Ciervo
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