«Fatto il possibile» Salvini ci mette la faccia: chi vota ha sempre ragione
L’ex ministro è stato l’anima della campagna elettorale per lui queste regionali sono la prima sconfitta
«Abbiamo fatto il possibile». Ci mette la faccia, comunque, il “Capitano” della Lega. Gli exit poll non sono favorevole a Lucia Borgonzoni ma il leader della Lega arriva nel quartier generale della Lega, anche se in un primo momento sembrava rimanesse a Milano. In un albergo a 20 chilometri da Bologna Matteo Salvini vuole essere accanto alla sua candidata. Spera in un colpo di scena, che gli exit poll non raccontino la verità delle urne in questa lunga notte. Fino a quando non ci saranno dati certi la spugna non si getta. Ma nei volti dello staff non c’è quella sicurezza e allegria che c’era a Perugia quando vinse Donatella Tesei.
Tremano nel fortino leghista. Negli ultimi giorni era cresciuto a vista d’occhio l’ottimismo. Ora invece sembra che la situazione si sia ribaltata a favore di Bonaccini, con Borgonzoni che perde terreno, sempre stando agli ex poll. Sondaggi davanti ai seggi elettorali, quindi con un margine di incertezza elevato. I leghisti si chiedono se le interviste agli elettori che escono dai seggi siamo state fatte coprendo sia le città, dove era risaputo che sarebbe andato più forte il candidato Dem, sia nelle campagne, nei piccoli e negli Appennini che premiano in particolare il Carroccio. I numeri delle elezioni europei del resto parlavano chiaro, con la Lega a quasi il 34%.
Adesso sembra che siamo ad un passo dalla sconfitta che prende in faccia Salvini. Perde ovviamente la Borgonzoni, ma la paternità politica dell’eventuale ko va tutta intestata all’ex ministro dell’Interno. È stato lui a voler candidare Lucia, nonostante gli alleati avessero detto che era una figura debole. Giorgia Meloni aveva proposta il suo Galeazzo Bignami, considerato più carismatico, attrattivo. Anche dentro la Lega c’erano dei dubbi. Ma Salvini ha tirato dritto, lanciandosi armi in resta, corpo e anima, nel territorio. Aveva detto: “Non vinceremo, ma stravinceremo”. Circa 200 incontri, nei paesini, tra quelli che lui ha chiamato i “dimenticati” per dire che lui e Lucia avrebbero pensato a loro, che bisognava liberare l’Emilia Romagna dal tallone di un sistema da troppo tempo al potere. Pigiando l’acceleratore sul tema della sicurezza, andando a citofonare a presunti spacciatori tunisini, promettendo nuove strade, nuovi porti, la cancellazione dell’Irpef regionale. Insomma un armamentario propagandistico sull’onda di un vento di destra che soffia in Europa e in tutto l’Occidente. E poi il passo successivo, nel caso di vittoria: andare a citofonare a Palazzo Chigi per chiedere al premier Giuseppe Conte se stava preparando gli scatoloni per sloggiare.
La sconfitta è una brutta battuta d’arresto per Salvini. Gli può essere attribuito l’errore di avere troppo personalizzato la campagna elettorale, oscurando la Borgonzoni, mentre Bonaccini faceva leva sull’orgoglio emiliano romagnolo. L’errore è di averne fatto una partita politica nazionale per abbattere il governo. E tutto questo nello stesso giorno in cui invece in Calabria vince a mani base Jole Santelli, la candidata di Forza Italia. Ci sarebbero ripercussioni nel centrodestra: a Meloni ora nessuno può impedire di candidare in Puglia Raffaele Fitto. Stesso discorso per la Toscana, Regione scalabile se fosse caduta la roccaforte emiliana romagnola: non potrà essere la Lega a dettare legge. Ma c’è un tema ancora più rilevante nella catena di effetti sul quadro politico generale. Il governo Conte si rafforza, potrebbe perfino pensare di traguardare il 2023, passando nel 2022 dalla casella Quirinale per eleggere il nuovo capo dello Stato. Anni in cui Salvini rimarrà all’opposizione con il rischi di perdere quota e vedere crescere la sua vera avversaria, Giorgia Meloni. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
