«M5s destinato a scomparire nel Pd»
La rivalsa del senatore Paragone: per colpa di Di Maio non c’è più una forza anti sistema
L’INTERVISTA
Nemmeno il tempo di sapere chi c’è dall’altra parte del telefono e il senatore ex-M5S Gianluigi Paragone lancia subito il primo fendente: «Il Movimento è morto, soffocato nella scatoletta di tonno. Non lo dico io, lo stanno dicendo gli elettori».
Difficile fare peggio, in effetti. Ma aveva possibilità di fare meglio?
«In Emilia la partita è stata impostata malissimo e finirà anche peggio. La cosa drammatica è che il Movimento aveva la possibilità di iniziare a radicarsi sul territorio, ma se tu imposti il tuo radicamento su delle battaglie nei consigli regionali e comunali contro il Pd e poi ti presenti da alleato di governo del centrosinistra, allora finisci male».
Almeno il governo è salvo...
«Non puoi pensare di dire sempre che le Regionali sono elezioni con una prospettiva solo locale. Ormai è tardi per riprendersi. Il Movimento è una forza europeista e filo Pd. In Italia, per colpa di Di Maio, non ci sono più forze politiche anti-sistema. Ma c’è ancora un elettorato ampio che cerca qualcuno che li rappresenti».
Stai pensando di creare un movimento?
«Sto guardando molto agli ambienti dei meet up e degli ex attivisti M5S. Tutta gente che vorrebbe tornare a sentire parole antisistema. Mi stanno chiedendo di organizzarci e di mettere su qualcosa».
Con Di Battista?
«Questo non lo so. So che lui è l’unica speranza che ha il Movimento. Alessandro dovrebbe ottenere la guida del partito e portarlo fuori da questa alleanza, facendo cadere il governo. Ma questa è una cosa che non si realizzerà mai. Il Movimento è destinato a scomparire nel Pd. Lo vedremo già alle prossime Regionali».
Cosa pensa possa accadere?
«Sono certo che si alleerà con il Pd in Veneto. L’alternativa sarebbe il non presentarsi. Ma se non si presenta, vuol dire che si arrende al fatto di non essere riuscito a creare un rapporto con il tessuto produttivo. E se sei al governo, per di più con un capo politico che è stato anche ministro dello Sviluppo, allora le colpe sono doppie».
La difficoltà ad entrare in contatto con gli imprenditori del Nord ha pesato anche sul risultato dell’Emilia Romagna?
«Certo. Ma c’è un’impostazione di base che è sbagliata. Anche nella riorganizzazione appena varata. La composizione del team dei Facilitatori M5S che si dovrebbe occupare di “industria e impresa” è ridicolo. Nessun imprenditore li prenderà mai sul serio, basta guardare i loro curriculum. Per non parlare dei casini che ha combinato Davide Crippa quando era sottosegretario con delega all’energia e l’impatto negativo che ha avuto il suo operato con il mondo artigianale». —
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