«Riportato le persone a votare» Le sardine possono cantare vittoria
«Comunque vada, la nostra vittoria è l’aumento dell’affluenza: abbiamo riportato le persone a votare». Quando ancora le urne sono aperte, da Bologna le sardine cominciano a esultare. Non sanno ancora chi vincerà, ma i dati dei votanti - alla fine sarà il 66 per cento - per loro sono già un risultato importante. «Chi non vota resta spiaggiato», scherzavano dai social sabato; «chi partecipa non perde mai», arringava domenica scorsa dal palco del concerto di Bologna il frontman delle sardine, Mattia Santori.
Quello, prima di tutto, voleva essere il loro compito: sensibilizzare gli emiliano-romagnoli, spingerli alle urne, visto che persino lì, in una terra storicamente pronta a partecipare, alle scorse elezioni regionali l’affluenza era stata del 37 per cento. Obiettivo raggiunto: il dato finale lo vivono come un successo, «l’esito del voto non ci riguarda personalmente, non abbiamo candidati, ma dell’affluenza ci prendiamo il merito», dicono le sardine; e anche dal Pd lo riconoscono, almeno in parte, «hanno dato a tanti nostri elettori disillusi la voglia di tornare a votare», ammettono dall’entourage di Bonaccini.
Non avevano candidati in lista, le sardine, e ieri hanno evitato le passerelle: i quattro fondatori bolognesi, i quattro ex coinquilini ideatori della prima piazza a metà novembre da cui tutto è cominciato – Andrea Garreffa, Roberto Morotti, Mattia Santori, Giulia Trappoloni – sono andati a votare ieri mattina, a Bologna, senza telecamere. Poi, insieme a qualche famigliare e qualche altra sardina, si sono riuniti a casa di uno di loro poco fuori città, una serata tra amici per aspettare e vedere se, e quanto, la loro campagna elettorale parallela ha inciso sul risultato. Cercando però di rimanere defilati, «siamo un anticorpo», hanno sempre detto, una cartina al tornasole di una sensibilità, più che un’offerta politica.
Per oltre due mesi, è stato così: Stefano Bonaccini faceva la sua corsa parlando di temi regionali, trasporti pubblici e sanità, rivendicando i risultati del suo quinquennio e facendo proposte circoscritte all’Emilia-Romagna per il futuro; su un altro piano, sul piano nazionale, a proporsi come contraltare alla Lega, a offrirsi come alternativa al sovranismo, c’erano loro, i pesciolini muti e agguerriti che riempivano una piazza via l’altra. Senza mai fare espressamente campagna per Bonaccini – anche se qualcuno, come Santori, ha ammesso «a titolo personale» di averlo votato – senza nominarlo, ma certo a suo favore, considerandolo l’alternativa di centrosinistra al sovranismo arrembante.
Da oggi, per loro si apre una nuova fase: chiusa l’esperienza emiliana, ora le Sardine devono decidere cosa fare da grandi. Ieri sera, a urne chiuse, hanno dato una prima indicazione, lasciando un commento sui social: «Non siamo nati per stare sul palcoscenico, ci siamo saliti perché era giusto farlo. È tempo di far calare il sipario e lavorare dietro le quinte per preparare un nuovo spettacolo».
Il prossimo appuntamento è l’incontro già fissato per la metà di marzo a Scampia. Non vogliono chiamarlo congresso, ma sarà comunque l’occasione per definire il proprio profilo. —
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