Controtendenze nostrane, l’effetto dei sindaci in lista
Ferrara in controtendenza, doppia. Dalle urne che decretano la vittoria di Stefano Bonaccini e il primo stop elettorale a Matteo Salvini, in provincia esce un dato di tutt’altro segno: qui Lucia Borgonzoni arriva prima ovunque e per distacco, quattordici punti in più del confermato presidente. Ma nel capoluogo, simbolo dell’avanzata leghista con la clamorosa presa del Comune, sette mesi fa, l’ondata è molto attenuata, il distacco ridotto ad un esile 0,2%, 142 schede su oltre 71mila votanti. Che la città sia più legata alle dinamiche regionali che non il resto del territorio è nell’ordine delle cose, il calo di due punti rispetto alle Europee di maggio (dato omogeneo) non intacca il ruolo di primo partito della Lega, pure emerge che i veleni e le intemerate a cui abbiamo assistito nelle ultime settimane non fanno bene alla maggioranza municipale. E forse che la duplicazione dei ruoli del sindaco e del suo vice, che sono segretario provinciale e comunale del partito, può aver sottratto attenzione ed energie alla campagna elettorale.
Da un Fabbri all’altro. Marco, sindaco di Comacchio con un passato da grillino e una conferma tutta civica, alternativa a centrodestra e centrosinistra canonici, è stato eletto in Regione nelle liste del Pd, secondo dopo Marcella Zappaterra regina di preferenze. Con un risultato che, a casa sua e nei paraggi, per i dem è stato molto penalizzante: appena il 19,8%. Sui Trepponti è salita la Lega, portata in alto fino al 56% dalla candidatura dell’avvocato Veronica Negri, giovane e combattiva consigliera comunale che nella corsa delle preferenze ha scavalcato l’uscente Marco Pettazzoni e per poco non rifila un brutto scherzo anche a Fabio Bergamini. Da un sindaco all’altro. Bergamini, appunto, che entra in consiglio regionale anche grazie alla messe di voti raccolta tra i suoi concittadini. Comacchio e Bondeno avranno un reggente fino a maggio, quando torneranno alle urne (nel delta con due anni d’anticipo), probabilmente sarà il vice, come fu per Alan Fabbri nel 2014.
Un seggio l’ha guadagnato anche Vittorio Sgarbi, l’unico scranno andato ad una Forza Italia ridotta al lumicino, scattato nel collegio di Bologna, ma difficilmente il critico mollerà il Parlamento. Che, al contrario, sarà scelta obbligata per la senatrice Borgonzoni: le spetta di guidare l’opposizione.
Per il centrosinistra è la prima vittoria regionale dopo una lunga serie di sconfitte. Una medaglia per Paolo Calvano, segretario regionale dem, che da consigliere uscente ha scelto di non ricandidarsi per concentrarsi sul coordinamento della campagna elettorale; c’è da scommettere che Bonaccini lo chiamerà al suo fianco. —
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